Riprende a piovere quando l'uscita Modena Sud è passata già da qualche chilometro. Aziono i tergicristalli.
L'autostrada è deserta, e solo le luci delle auto che passano sulla carreggiata opposta spengono di tanto in tanto il buio e il silenzio della pianura emiliana. L'orizzonte è chiuso da nuvole grigie di nebbia.
Gli altri dormono, o almeno ci provano. Oltre il rumore del motore si sentono appena le note che escono dall'autoradio: una cassetta da 60 inserita, il volume abbassato quasi al minimo. Tengo gli occhi sulla strada, velocità costante. Continuo a guidare.
E' iniziato tardi il concerto degli
Offlaga Disco Pax al Maffia di Reggio Emilia. Problemi tecnici hanno impedito ai tre pionieri del socialismo tascabile di salire sul palco prima che la mezzanotte fosse passata da ormai una decina di minuti. Problemi che si sono protratti poi, con maggiore o minore intensità, per il resto della serata, e livelli del microfono non proprio esatti hanno reso difficile la comprensione delle prime due della scaletta:
Superchiome e
Ventrale.
Comunque, niente di irreparabile.
Era la prima tappa del tour che accompagna l'uscita del nuovo album. Come ampiamente previsto, le canzoni di
Bachelite sono tutte in scaletta.
Nessuna riesce a non colpirmi, ferirmi, stupirmi. A partire da quelle già note, perché anticipate nelle settimane scorse o perché già ascoltate dal vivo nei tanti concerti passati.
Arrangiamenti nuovi, la presenza extra sul palco di una violoncellista (Deborah Walker, "con l'acca") e di Jukka Reverberi ("A tutto") regalano una cura e una sicurezza inedita che svelano il cuore delle parole pronunciate al microfono, finalmente funzionante, da Max Collini.
Cioccolato IACP trova la sua veste migliore,
Sensibile è un'impeccabile manifesto emotivo,
Dove ho messo la Golf? la capirò davvero tra qualche decina di ascolti.
Le altre tracce, ascoltate per la prima volta, riescono a imprimersi nella memoria con una semplicità disarmante: la prigionia cetacea di
Fermo!, il ballo di nomi su
Onomastica.
Venti minuti, le lacrime.
Lungimiranza, al momento, è la mia favorita. Sarà per le chitarre, sarà per il finale amaro, sarà per quel "
ma dove pensate di andare..."
Una pacata
Robespierre,
Enver e noti wafer d'origine cecoslovacca accompagnano la fine del concerto. Si avvicinano le due, fuori piove e bisogna tornare a casa. Un passaggio al banchetto per assicurarsi una copia di
Bachelite e possiamo dirigere all'auto parcheggiata poco lontano e verso le rotonde di Reggio Emilia.
Un cartello annuncia che l'uscita è ormai vicina, ancora pochi chilometri. L'autostrada è sempre deserta, la pioggia si è fatta meno intensa. Nel silenzio relativo dell'abitacolo, le canzoni degli Offlaga Disco Pax continuano a scorrermi in testa, tra musiche, frasi e parole. Un ricordo persistente che si fa memoria e poi esperienza. Inesorabile, dalla mente penetra più a fondo. Diventa comune, integrato. Ventrale.
Qualche foto del concerto (+)