Come mi vuoi
Davide Toffolo indossa la maschera d’Allegro Ragazzo Morto d’ordinanza, come sempre quando si trova davanti all’obiettivo di una telecamera.
- Davide, tu sei anche un fumettista. Come concili il tuo lavoro con china e pennelli e la musica dei Tre Allegri Ragazzi Morti? Stai lavorando a qualche nuovo fumetto al momento?
L’intervistatore, impacciato vj di ben poche speranze, ha un sorriso standard stampato in faccia e l’aria di chi ha imparato a memoria le domande da fare non più di dieci minuti prima.
- I Tre Allegri Ragazzi Morti raccontano la propria identità attraverso fumetti, oltre che ovviamente con la musica. I fumetti sono un mezzo per rappresentare senza riempire ogni spazio. Gli spazi vuoti li lasciamo riempire a chi ci ascolta.
Doveva essere il ’99 o forse il 2000 e l’intervista era fatta nel backstage di una delle prime edizioni dell’Independent Days Festival, trasmessa da VideoMusic. La guardavo in differita il giorno dopo il festival. Ricordo che rimasi sorpreso dalle poche parole di Davide in risposta a una domanda del genere. Dopotutto era un fumettista. In quel periodo portava avanti una pubblicazione a puntate che si chiamava Fandango, con protagonisti cinque allegri ragazzi morti, e sapevo per certo che era al lavoro anche su un nuovo romanzo a fumetti. Non voleva, questa fu la mia conclusione di allora, mischiare il lavoro con il gruppo con la sua altra attività di disegnatore. Anche se le due cose erano palesemente intrecciate. Forse non voleva concentrare troppo su di sé l’attenzione, apparire il leader della band e togliere spazio agli altri due Ragazzi Morti; o forse non voleva che i fumetti sopravanzassero la musica per ruolo e per importanza. Ma per una storia come quella dei Tre Allegri Ragazzi Morti note e disegni erano destinate a farsi sempre più vicine, fino ad incontrarsi anche sul palco. Era soltanto necessario cercare come e quando.
I fumetti sono sempre strati lo specchio dei Tre Allegri Ragazzi Morti, li rappresentano. Nel corso degli anni hanno raccontano la loro evoluzione, il loro percorso, le loro scelte, le loro storie. Volti scavati e affilati sulla copertina del primo album, diretto e punk; facce rotonde e corpi allungati per il secondo, più dolce e sentimentale. Con “La testa indipendente”, terzo disco, completo e rock, la semplificazione delle immagini crea delle vere e proprie icone: le teste dei Ragazzi Morti come circonferenze che rotolano e si scambiano di posto su un unico, grande corpo con cappello a cilindro. L’apertura globale, soprattutto al Sudamerica del quarto album porta al ritorno dei colori accesi e a nuovi confini sempre incerti, percorso che, serrate le fila dei suoni e dei testi, prosegue anche nell’ultimo “La seconda rivoluzione sessuale”.

Tre Allegri Ragazzi Morti e disegno si sono ritrovati assieme al volto e alla vita di Pier Paolo Pasolini, dall’espulsione dal PCI, a Roma, a “Uccellacci e uccellini”, fino alla morte, fino al ricordo, all’eredità. Luca come sempre alla batteria, Enrico registra e accumula loop di chitarra e di basso, e Davide abbandona voce e sei corde per sedersi al tavolo da disegno, con penna, inchiostro, colori, pennelli. Non sono fumetti, non sono semplici disegni: composizioni stratificate di parole, figure, colori. Una frase per iniziare, tracciata a lettere chiare attraverso il foglio, la chitarra ripete circoli leggeri di note. Poi tratti accennati di penna a sagomare l’immagine, presto rifinita con la punta di un pennello sottile, mentre la batteria entra sul giro melodico ormai formato. I tratti che segnano i bordi si fanno più robusti e marcati man mano che Davide procede con il disegno: il colore riempie gli spazi, la scritta iniziale viene velocemente cancellata dai colpi di pennello. Nuove parole sopra il disegno appena finito, la batteria si fa sentire, gli strati di basso e chitarra si accumulano sempre più numerosi. Ancora colore, diluito nell’acqua, passato sul foglio, oltre i contorni delle immagini, fino a cancellare ogni cosa, fino a restituire un quadro nero sotto cui si possono intuire gli strati passati, la storia raccontata e ormai sparita. La musica scende di volume e complessità, fino a scomparire e lasciare posto a una registrazione della voce di Pasolini durante un’intervista segnata dal vento. Davide prepara un nuovo foglio bianco.

