giovedì, 27 marzo 2008
Come on feet
Quella piccola strada ti è sempre piaciuta, sottile e storta come una linea retta tracciata male. Anche se da un capo all'altro passano probabilmente meno di duecento metri, finisce per essere una tra le più lunghe nel nugolo di viuzze che tessono la tela del centro cittadino.
Dall'estremità più a nord, l'arco della curva che al centro piega verso destra nasconde lo sbocco a sud, su Strada Maggiore. Non se ne vede la fine, ma anche a guardarla per la prima volta si riesce a capire senza sforza che non può proseguire per molto. Le case affiancate senza sosta, parallele. I portici, continuo quello di sinistra, spezzato dalla facciata sporca di un vecchio edificio scolastico quello di destra: destinati a scomparire entrambi a poche decine di metri dalla fine. Tutto sembra sommariamente proporzionato, come una costruzione riuscita per caso, affascinante nella sua involontaria stabilità.
Cammini a passo svelto sotto il portico più lungo gettando occhiate rapide alle poche vetrine; passi la porta colorata di un'osteria, i disegni in bianco e nero esposti nella bottega di un tatuatore, i volti di ragazze dalle acconciature patinate che affollano le pareti di un parrucchiere. E' ora di pranzo, ma sembra non esserci nessuno da quelle parti, e quando arrivi a metà della via, nel punto in cui la curva piega allo stesso modo da entrambi i lati, anche il rumore del traffico che passa sulle strade più frequentate diventa solo un brusio distinguibile a fatica.

Senti il colpo dei tuoi passi sul pavimento di cemento e rumore di piatti e posate arrivare da una finestra lasciata aperta. Pochi metri più avanti compare anche una voce: anziana, accento bolognese in bella evidenza. Superate le ultime arcate, quando l'inclinazione della curva lascia posto di nuovo al rettilineo, puoi vederne la fonte. Ferma accanto a una colonna, giacca imbottita ben allacciata e berretta di lana ben calcata in testa, è un'anziana, probabilmente qualche anno oltre la settantina. Accanto a lei, un ragazzo dalla pelle scura, quasi nera, non può averne più di trenta. Tiene in mano il suo borsone modello sportivo, la cerniera lampo aperta a mettere in mostra la merce in vendita, disposta disordinata oltre la sommità.
Il ragazzo guarda l'anziana di fronte a lui con occhi a metà strada tra lo stupore e l'incomprensione e non sembra capire molto chiaramente quello che lei gli sta dicendo. Le mani intente a rovistare dentro la borsa,l'anziana signora sta parlando di calzini. Cerca tra i diversi modelli e mette da parte quelli di cotone, scartando in periferia quelli misti o sintetici. Indica al ragazzo come leggere le etichette adesive applicate sulle confezioni di plastica che li proteggono, il punto in cui sono indicate la composizione, le percentuali, i materiali.
Da quello che ti sembra di capire avvicinandoti e rallentando il passo, l'interesse è focalizzato principalmene sul cotone, mentre tutti gli altri articoli offerti sono evidentemente ignorati. Ma mentre passi oltre cercando di estrapolare un filo logico dai discorsi dell'anziana dall'accento bolognese, non riesci a straccare lo sguardo dal volto del venditore ambulante e dal misto di sorpresa e incertezza che pare adesso abitarlo da sempre.
Immagini il giovane di origini africane passeggiare pochi minuti prima per quella strada, passare sotto al portico carico di mercanzia e iniziare a sorridere non appena scorta in lontananza l'anziana signora con la cuffia ben calcata in testa in arrivo nella direzione opposta. Lo immagini allargare il sorriso, mostrare il bianco lucido dei denti, allungare la mano come a fare segno di fermarsi, anche solo per un attimo. Gli stessi gesti ripetuti ancora una volta, le stesse poche parole pronunciate con qualche incertezza per tentare di capire e farsi capire, lo stesso rituale riproposto ogni giorno centinaia di volte, offerto ad ogni passante incrociato per le strade del centro cittadino.
E quando ormai lo hai superato da qualche metro, vedi nel ricordo dello sguardo del ragazzo lo stupore per il comportamento inaspettato di quella curiosa signora tanto interessata ai suoi calzini, vedi la preoccupazione del non fare mosse azzardate che possano spaventare l'insperata cliente. Vedi il sollievo leggero che qualcosa di inatteso e divertente, anche a lui, possa ancora accadere.
Dall'estremità più a nord, l'arco della curva che al centro piega verso destra nasconde lo sbocco a sud, su Strada Maggiore. Non se ne vede la fine, ma anche a guardarla per la prima volta si riesce a capire senza sforza che non può proseguire per molto. Le case affiancate senza sosta, parallele. I portici, continuo quello di sinistra, spezzato dalla facciata sporca di un vecchio edificio scolastico quello di destra: destinati a scomparire entrambi a poche decine di metri dalla fine. Tutto sembra sommariamente proporzionato, come una costruzione riuscita per caso, affascinante nella sua involontaria stabilità.
Cammini a passo svelto sotto il portico più lungo gettando occhiate rapide alle poche vetrine; passi la porta colorata di un'osteria, i disegni in bianco e nero esposti nella bottega di un tatuatore, i volti di ragazze dalle acconciature patinate che affollano le pareti di un parrucchiere. E' ora di pranzo, ma sembra non esserci nessuno da quelle parti, e quando arrivi a metà della via, nel punto in cui la curva piega allo stesso modo da entrambi i lati, anche il rumore del traffico che passa sulle strade più frequentate diventa solo un brusio distinguibile a fatica.

Senti il colpo dei tuoi passi sul pavimento di cemento e rumore di piatti e posate arrivare da una finestra lasciata aperta. Pochi metri più avanti compare anche una voce: anziana, accento bolognese in bella evidenza. Superate le ultime arcate, quando l'inclinazione della curva lascia posto di nuovo al rettilineo, puoi vederne la fonte. Ferma accanto a una colonna, giacca imbottita ben allacciata e berretta di lana ben calcata in testa, è un'anziana, probabilmente qualche anno oltre la settantina. Accanto a lei, un ragazzo dalla pelle scura, quasi nera, non può averne più di trenta. Tiene in mano il suo borsone modello sportivo, la cerniera lampo aperta a mettere in mostra la merce in vendita, disposta disordinata oltre la sommità.
Il ragazzo guarda l'anziana di fronte a lui con occhi a metà strada tra lo stupore e l'incomprensione e non sembra capire molto chiaramente quello che lei gli sta dicendo. Le mani intente a rovistare dentro la borsa,l'anziana signora sta parlando di calzini. Cerca tra i diversi modelli e mette da parte quelli di cotone, scartando in periferia quelli misti o sintetici. Indica al ragazzo come leggere le etichette adesive applicate sulle confezioni di plastica che li proteggono, il punto in cui sono indicate la composizione, le percentuali, i materiali.
Da quello che ti sembra di capire avvicinandoti e rallentando il passo, l'interesse è focalizzato principalmene sul cotone, mentre tutti gli altri articoli offerti sono evidentemente ignorati. Ma mentre passi oltre cercando di estrapolare un filo logico dai discorsi dell'anziana dall'accento bolognese, non riesci a straccare lo sguardo dal volto del venditore ambulante e dal misto di sorpresa e incertezza che pare adesso abitarlo da sempre.
Immagini il giovane di origini africane passeggiare pochi minuti prima per quella strada, passare sotto al portico carico di mercanzia e iniziare a sorridere non appena scorta in lontananza l'anziana signora con la cuffia ben calcata in testa in arrivo nella direzione opposta. Lo immagini allargare il sorriso, mostrare il bianco lucido dei denti, allungare la mano come a fare segno di fermarsi, anche solo per un attimo. Gli stessi gesti ripetuti ancora una volta, le stesse poche parole pronunciate con qualche incertezza per tentare di capire e farsi capire, lo stesso rituale riproposto ogni giorno centinaia di volte, offerto ad ogni passante incrociato per le strade del centro cittadino.
E quando ormai lo hai superato da qualche metro, vedi nel ricordo dello sguardo del ragazzo lo stupore per il comportamento inaspettato di quella curiosa signora tanto interessata ai suoi calzini, vedi la preoccupazione del non fare mosse azzardate che possano spaventare l'insperata cliente. Vedi il sollievo leggero che qualcosa di inatteso e divertente, anche a lui, possa ancora accadere.




