mercoledì, 27 febbraio 2008
Sing again
C'è una chitarra che insiste testarda per un verso solo all'inizio di Geometry & C, veloce abbastanza da coprire ogni spazio. Rapida abbastanza da chiamare pioggia che scroscia compatta o il sole sicuro di un pomeriggio finalmente senza giacca.
Forme e persone si trovano gentili tra loro come suoni comuni si fondono senza bisogno di senso. Cris Walla canta e la chitarra continua ostinata la sua direzione solitaria. Oltre il numero di battute che era ragionevole aspettarsi.
In your heart fails your mind. E' solo a questo punto che si ferma. Sospesa nelle vibrazioni dell'ultimo colpo. Per una frazione di secondo sembra volersi ritirare. Ma è soltanto un istante, la rincorsa per raggiungere gli altri, lo spazio sufficiente per fare posto a suoni pieni e ancora parole.
Field Manual funziona in questo modo. Passa inosservato se non lo guardi da vicino.
Nelle sue dodici canzoni costruite attorno ai canonici tre minuti, nella sua copertina azzurra, rassicurante e delicata, sembra fare di tutto per non attirare l'attenzione, per non richiamare seccatori. L'opera priva di ambizioni del produttore indie; del secondo volto noto di quella band famosa che suonava in una serie tv. Un passatempo in attesa di tornare al lavoro su cose serie.
Perché Field Manual è davvero un disco piccolo: canzoni che non vogliono salire nessuna parete, che non si aprono oltre il loro centro di luce. Curate e precise, formate su equilibri a volte elementari a volte compositi; mai instabili.
Un'idea di musica limpida e definita, distinta nei suoi dettagli. Minuziosa. Solo guardandola da vicino la si può riconoscere, quasi fosse una lezione, chissà quanto involontaria, sulla voracità da download, sull'ascolto distratto, sulla ricerca ossessiva dell'impatto veloce e immediato. Della next big thing settimanale.
Il primo album solista di Chris Walla è un manuale minuto e rispettoso, un trattatello su come le parole pop e rock possono accostarsi oggigiorno al suffisso indie.
Ci sono le chitarre ruvide e gli accordi in fila di The Score subito dopo le armonizzazioni Beach Boys di Two Fifty; il sing along di Sing Again e gli arpeggi di St. Modesto; la ritmica spessa di Archer v. Light opposta alla chitarra acustica sporcata di elettronica in A Bird is a Song.
Costruzioni autonome che sanno brillare della propria luce per chi è attento a seguirne i bordi, a distinguere i contorni.
A metà dell'album c'è Everyone Needs a Home: batteria secca, chitarra acustica incalzante e un basso che saltella senza sosta attorno a caselle che sono sempre le stesse. Insieme dimessa e giocosa. Solare e autunnale. Segnata da parole capaci di rimanere.
All I need is a roof and a bed and a bright bright light / that I can turn off at night / and fall asleep with the love of my life.
Chirs Walla - Everyone Needs a Home (+)
Forme e persone si trovano gentili tra loro come suoni comuni si fondono senza bisogno di senso. Cris Walla canta e la chitarra continua ostinata la sua direzione solitaria. Oltre il numero di battute che era ragionevole aspettarsi.
In your heart fails your mind. E' solo a questo punto che si ferma. Sospesa nelle vibrazioni dell'ultimo colpo. Per una frazione di secondo sembra volersi ritirare. Ma è soltanto un istante, la rincorsa per raggiungere gli altri, lo spazio sufficiente per fare posto a suoni pieni e ancora parole.
Field Manual funziona in questo modo. Passa inosservato se non lo guardi da vicino.Nelle sue dodici canzoni costruite attorno ai canonici tre minuti, nella sua copertina azzurra, rassicurante e delicata, sembra fare di tutto per non attirare l'attenzione, per non richiamare seccatori. L'opera priva di ambizioni del produttore indie; del secondo volto noto di quella band famosa che suonava in una serie tv. Un passatempo in attesa di tornare al lavoro su cose serie.
Perché Field Manual è davvero un disco piccolo: canzoni che non vogliono salire nessuna parete, che non si aprono oltre il loro centro di luce. Curate e precise, formate su equilibri a volte elementari a volte compositi; mai instabili.
Un'idea di musica limpida e definita, distinta nei suoi dettagli. Minuziosa. Solo guardandola da vicino la si può riconoscere, quasi fosse una lezione, chissà quanto involontaria, sulla voracità da download, sull'ascolto distratto, sulla ricerca ossessiva dell'impatto veloce e immediato. Della next big thing settimanale.
Il primo album solista di Chris Walla è un manuale minuto e rispettoso, un trattatello su come le parole pop e rock possono accostarsi oggigiorno al suffisso indie.
Ci sono le chitarre ruvide e gli accordi in fila di The Score subito dopo le armonizzazioni Beach Boys di Two Fifty; il sing along di Sing Again e gli arpeggi di St. Modesto; la ritmica spessa di Archer v. Light opposta alla chitarra acustica sporcata di elettronica in A Bird is a Song.
Costruzioni autonome che sanno brillare della propria luce per chi è attento a seguirne i bordi, a distinguere i contorni.
A metà dell'album c'è Everyone Needs a Home: batteria secca, chitarra acustica incalzante e un basso che saltella senza sosta attorno a caselle che sono sempre le stesse. Insieme dimessa e giocosa. Solare e autunnale. Segnata da parole capaci di rimanere.
All I need is a roof and a bed and a bright bright light / that I can turn off at night / and fall asleep with the love of my life.
Chirs Walla - Everyone Needs a Home (+)




