Le persone che supero andandomene svaniscono come fossero intrappolate in una dissolvenza lenta, granulosa, da vecchia pellicola imitata con le tecnologie moderne. Forse centrano le minuscole gocce di freddo che sento appoggiarsi sulla faccia, che vedo affollare le lenti degli occhiali. Ma probabilmente c'è di più.
Trovo a fatica il bordo della sciarpa e lo sollevo fino a coprire la bocca, lo alzo fino ad arrivare a protegere il naso, come un bandito della vecchia scuola o uno che prova, senza riuscirci, a non farsi riconoscere.
Faccio tutto questo, me ne accorgo con una frazione di ritardo sui miei movimenti, molto lentamente, come in un rallentatore. Sono lente e costanti anche le pedalate che guadagnano metri lungo la strada lastricata. Le pietre diventano lucide di bagnato, e mi rendo conto che la dissolvenza delle persone che scorrono ai lati è anch'essa parte di questo quadro piccolo e preciso di cui, al momento, mi scopro solo interprete ma non direttore.

I fari di un'auto si avvicinano senza fretta dalla direzione opposta. Devo guadanare con molto anticipo il tratto di via dedicato ai pedoni, andando oltre la successione di piloni grigi e scuri che la separano dal resto della strada. Sento le voci delle persone in dissolvenza, cerco di non ascoltare le loro parole, le relego a suoni in sottofondo, ambientali.
Quando la macchina passa e torno a guadagnare il centro della carreggiata, la strada inizia una discesa, dieci metri o poco più, e una pendenza irrisoria, percettibile appena. Una pendenza che basta ad accelerare i giri delle ruote, ad alterare il ritmo rallentato delle pedalate fino a far sentire il vuoto sotto la spinta dei piedi, sotto la suola delle scarpe. La velocità guadagna rapida terreno e non accenna a rallentare la sua corsa, le dissolvenze tornano scomparse, il quadro si perde di colpo. Smetto di pedalare, mi faccio trasportare, semplicemente.
Quando la discesa finisce, ad aspettare le ruote c'è la salita. Breve e facile, ma salita quanto è necessario perché la corsa rallenti e torni la necessità dei pedali. La strada ora è deserta, non ci sono più persone che camminano sui lati. Voglio ricomporre quello che era prima, respiro più piano e rallento la spinta sui pedali. In questo modo la salita si fa un poco sentire, ma la velocità che ottengo è identica a quella dell'immagine rallentata che aveva preceduto la discesa.
Mi accorgo presto che non è la stessa cosa, non può esserlo. Continuo ancora per qualche metro, poi riprendo l'andatura normale.
Photo by Bergrún Íris
Scritto da matteb83 alle ore 02:16 ||
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