martedì, 20 novembre 2007

Eterne matricole

festeggiano
il lutto
di una nuova laurea

(Amari, Ice albergo)

Scritto da matteb83 alle ore 19:01 || parole || commenti (4)
mercoledì, 14 novembre 2007

Bitey is back

Bitey è una singolare creatura a metà strada tra un minotauro, un centauro e un Moldy Peaches ed è protagonista, ormai da diversi anni, della serie di corti di animazione in Flash che vanno sotto il nome di Brackenwood movies.
Dopo un primo episodio introduttivo, una seconda prova sorprendente e un terzo appuntamento complesso e maestoso (con musiche composte da James Walbourne assieme a Spider Stacy, whistle-player dei Pogues), la Bitey Castle di Adam Philips ha fatto uscire da poche settimane una nuova animazione dal titolo Waterlollies.



Ancora una volta Adam Philips riesce a fare meglio dell'episodio precedente, puntando in questa nuova uscita soprattutto sulla resa dei movimenti e su una cura meticolosa dei particolari e dei dettagli. La resa grafica dell'acqua, che sia un fiume o le gocce di rugiada che aprono il corto, lascia semplicemente a bocca aperta.
E poi c'è Bitey, velocissimo e sbruffone come sempre. Protagonista, questa volta, di una storia tanto semplice quanto divertente che coinvolge strane uova trasparenti che hanno la singolare caratteristica di aumentare il loro volume se vengono urtate. Anche quando si trovano nello stomaco di qualcuno.

Waterlollies (ci mette il suo tempo a caricare, ma ne vale la pena) (+)
Tutti gli episodi della serie (+)
Bitey Casle (d'obbligo un'occhiata ai corti di 30 days: 30 shorts) (+)

Scritto da matteb83 alle ore 22:43 || visioni || commenti
mercoledì, 07 novembre 2007

Found her!

Era con ogni probabilità uno di quei venerdì sera annoiati in cui non c'è nulla di interessante da fare, e anche se ci fosse non sei poi così sicuro che prenderesti la decisione di abbandonare le mura domestiche. Ricordo che era orario da seconda serata, che accesi la televisione e che sul primo canale c'era questo film di cui non ho mai saputo il titolo. Il film in sè era di una bruttezza imbarazzante, ma ricordo di aver pensato che la storia in fondo non era male: lui incontra lei in metropolitana, si mettono a chiaccherare, scendono alla stessa fermata, lei se ne va e lui non sa né il suo nome, né il suo telefono. Ma dato che la vuole ritrovare e che, guarda un po', lavora in una agenzia pubblicitaria, tappezza la città di manifesti che riportano un appello alla ragazza e il numero di telefono di lui, con l'invito a chiamarlo.
Ma a che serve un'agenzia pubblicitaria se c'è il web?
Domenica scorsa, Patrick Moberg, illustratore newyorkese, ha visto nientemeno che la ragazza dei suoi sogni sulla metro e per ritrovarla ha aperto NYGirlOfMyDreams: una pagina web in cui compariva un disegno con la descrizione di lei, di lui e dei dettagli dell'incontro (data, ora, linea e fermate della metro). Moberg invitava la ragazza o chiunque potesse conoscerla a mettersi in contatto con lui via mail.



Ora. Lasciando da parte i commenti sociologici e i cantici sulle nuove tecnologie e concentrandoci invece sulla storia: New York è una città di otto milioni di abitanti. Quando ho visto quella pagina web (linkata dal sempre ottimo NOTCOT.org), dopo aver pensato che fosse un gesto di certo significativo e, a suo modo, romantico, ho pensato che le possibilità che anche solo un conoscente vedesse la pagina, riconoscesse la ragazza e riuscisse a metterla in contatto con il nostro eroe erano, a dir molto, esigue.
E invece.
Tre giorni dopo l'apertura del sito web, l'illustrazione iniziale ha fatto posto a un nuovo disegno: un precario omino che regge a braccia alzate un cartello con una scritta colorata: FOUND HER!
Un amico di lei l'ha riconosciuta nel disegno e ha fatto in modo di metterla in contatto proprio con il nostro romantico eroe. Per il momento, i due si sono scambiati qualche mail e hanno fissato un appuntamento.
"Here's where it gets tricky..." scrive Moberg ringraziando tutti e annunciando che su quella pagina web non ci saranno ulteriori aggiornamenti.
Non resta che augurargli buona fortuna.



Patrick discusses the girl of his dreams: una breve videointervista (+)
Ovviamente, non potevano mancare le caricature (+)
Ad ogni modo, tutto ciò mi ha ricordato che devo leggere
Train man (+)

Scritto da matteb83 alle ore 23:54 || visioni, figure || commenti
domenica, 04 novembre 2007

This was an important place in their lives

Dicembre 2003. Nello spot radiofonico, una voce femminile declama con tono entusiasta la qualità e la quantità dei prodotti che si possono trovare al Providence Place Mall di Providence, Rhode Island. Un ambiente accogliente, dice, in grado di offrire tutto ciò che si può desiderare. Sarebbe fantastico, continua sorridente, se tutti potessimo vivere al Providence Place Mall.
Michael Townsend, artista oggi trentaseienne che abita non lontano dal centro commerciale, deve aver pensato che in fondo l'idea non era così malvagia. Così, assieme a sette colleghi, ha costruito e arredato un appartamento di una settantina di metri quatrati in alcuni locali inutilizzati del Mall. Muri, mobili, lampade, televisione e anche una Playstation 2 che, a quanto pare, è scomparsa una notte in cui l'appartamento era rimasto incustodito. I ladri, dal resto, non fanno troppe distinzioni tra case più o meno abusive.



Townsend e gli altri inquilini hanno diviso l'appartamento segreto all'interno del Providence Place Mall per quasi quattro anni, abitandolo, a turno, per periodi che da qualche giorno arrivavano anche a tre settimane. Esattamente come diceva l'annuncio pubblicitario, tutto quello che poteva servire era lì a disposizione.
La vita dell'appartamento segreto è terminata all'inizio del mese scorso, quando Michael Townsend, rientrando nel Mall, ha trovato ad aspettarlo in salotto tre guardie della sicurizza che lo hanno immediatamente fermato e denunciato. Attualmente è in libertà vigilata.

L'intera operazione spiegata e documentata con video e foto (+)
Romero, comunque, c'era arrivato per primo (+)

Scritto da matteb83 alle ore 18:56 || visioni, figure || commenti