Ieri notte, mentre tornavo a casa dal
Locomotiv, i tergicristalli occopati a scacciare la pioggia insistente dal parabrezza, pensavo che se qualcuno dal palco avesse ripreso il pubblico del concerto appena finito e avesse tolto l'audio al filmato, le immagini avrebbero restituito ben poco se non nulla di ciò che era stato. Anche se avessero ripreso solo me, del resto, le cose sarebbero andate allo stesso modo - ma non sarebbe stato comunque possibile, ché a sopportare l'obiettivo della camera puntato addosso per tutto quel tempo non ci sarei proprio riuscito.

Pensieri confusi e improbabili delle prime ore di una nuova giornata a cui non dare troppo peso, chiaro. Ma i
Mixtapes & Cellmates sono una di quelle band con le quali non sai mai bene come comportarti quando le vedi dal vivo. La loro musica non invita certo ad abbandonarsi a danze istintive e scomposte, ma non ha neanche quell'indolenza pacata e rilassata capace, per quaranta minuti, di farti riappacificare con le tue isterie. Le loro sono canzoni sfibrate da chitarre nervose e custodite da un'elettronica secca e incisiva, canzoni piene delle ultime pagine di un'adolescenza che non vuole rassegnarsi a finire, canzoni, soprattutto, capaci di raccontarti molto più di quello che la semplice apparenza potrebbe restituire. Allora, quando ti ritrovi tra il pubblico ad ascoltare la musica di questi quattro svedesi di qualche stagione più giovani di te, resti immobile, o quasi, a guardare incantato il palco, e l'unico segno del tuo coinvolgimento distinguibile dall'esterno è lo scattare frenetico di fotografie, immagini digitali che si accumulano una dopo l'altra in memoria.
Qualche foto del concerto (
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Il video live di Stockholm-Karlshamn (
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Scritto da matteb83 alle ore 22:31 ||
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