sabato, 26 maggio 2007

This is not that place (Part 4)

Hai impiegato parecchio tempo a leggere questo libro. Quattrocentosettantacinque pagine fitte e dense quanto la vita che raccontano. Scorri le righe accompagnato dalla volonta di non perdere nulla per strada, ti fermi spesso a soppesare le frasi, a scorrere nuovamente determinati paragrafi.
A differenza dei suoi lavori precedenti, qui Dave Eggers scompare completamente. Abbandona ogni autoreferenzialità, ogni supponenza letteraria, ogni sfoggio di creatività e di mestiere. Lascia tutto nelle mani del protagonista, lascia che sia lo sguardo di Valentino Achak Deng la guida unica del racconto. Ogni cosa viene raccontata esattamente per come viene vissuta. Della guerra civile, che tutto muove e decide, si raccolgono solo alcune notizie frammentarie, speranze, rabbia e incomprensioni. Chi combatte, contro chi, perché, dove, chi vince, chi perde, quali sono gli interessi in gioco: nulla di tutto ciò ha particolare importanza quando la guerra ti ritrovi a subirla.

Leggendo "What is the What", la consapevolezza più concreta e dolorosa che si fa strada capitolo dopo capitolo è che, nonostante tutto, sai ben poco di quello che succede nel mondo. E che, nonstante tutto, anche un mondo tanto lontano resta sempre il tuo mondo. Da cui non puoi fuggire. E voltare le spalle non serve a nulla.
I will tell stories to people who will listen and to people who don't want to listen, to people who seek me out and to those who run. All the while I will know that you are there. How can I pretend that you do not exist? It would be almost as impossible as you pretending that I do not exist.

Scritto da matteb83 alle ore 18:54 || || commenti (1)
giovedì, 24 maggio 2007

This is not that place (Part 3)

E' un libro spezzato, "What is the What". Costruito su una linea temporale portante che è gracile e sottile. Attorno, si rincorrono e si aggrovigliano, consistenti e diretti, i lunghi cammini attraverso il Sudan, gli anni sospesi passati nei campi profughi, ma anche i giorni, forse un poco più comodi, ma non molto più felici della nuova vita negli Stati Uniti.
Sono pezzi di esistenza che sembrano spingersi e fara a gara per guadagnare lo spazio che gli spetta, quello che credono di meritare. Come se Valentino Achak Deng abbia visto e vissuto troppo, troppi lutti, troppo odio per poter essere contenuto da una qualunque cronologia razionale. Come se dentro di sé la necessità di raccontare fosse tanto urgente da non riuscire a creare un ordine, una strada continua da seguire. I suoi sono sguardi soggettivi che restituiscono i morsi di una guerra iniziata vent'anni fa, dilagata come chiazze di petrolio, assorbita da un terreno di sabbia e di verde e mai finita.

La guerra che attraversa la vita di Valentino Achak Deng è ovunque. E' ovunque per il solo fatto di esserci, di essere in corso. Non la incontra molte volte faccia a faccia. Quando accade è un macigno che cade dal cielo come bombe su un gruppo di bambini che camminano tra campi e savana, come uomini a cavallo che radono al suolo un villaggio, come soldati che sparano sui rifugiati di un campo profughi. Ma è la persistenza del conflitto ad incidere più a fondo nella carne. Una vita costretta lontano dalla propria terra, dalla propria famiglia, una vita di amici persi, ritrovati e perduti ancora una volta. Una vita sospesa, una collezione di ferite che possono anche guarire, ma che non dimenticano di lasciare il segno indelebile del proprio passaggio.
Quella che esce dalle pagine di "What is the What" non è la guerra civile in Sudan.
E' tutte le guerre. E' la Guerra.

Scritto da matteb83 alle ore 00:04 || || commenti
martedì, 22 maggio 2007

This is not that place (Part 2)

L'immedesimazione è fatta di immagini e stereotipi. Di movimenti e fotografie. Di idee, al limite.
Sono frammenti, pezzi di puzzle, schegge di ritratti, coriandoli di colori strappati da un foglio che vanno a ricomporsi in automatico mentre gli occhi scorrono le righe. E' la tua interpretazione. Unica e personale perché composta dal tuo unico e personale magazzino mentale.
Funziona sempre così. E' la magia della lettura e robe del genere.
Fonziona sempre così. O quasi.
Con "What is the What" i conti non tornano. Con "What is the What" lo schermo si fa grigio e confuso. Confusionario. Diventa una vecchia televisione con problemi di ricezione. Di quelle con il vetro ricurvo e i comandi a pulsante sulla destra.
Leggi, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, e ti accorgi che mancano le immagini, che c'è un buco nel tuo magazzino, che anche la riserva di stereotipi non riesce ad adattarsi a paesaggi e personaggi.
Allora ti rendi conto che dell'Africa non conosci nulla, che di uno spazio grande un continente conservi solo immagini di bestie feroci, deserto e sole caldo. Del Sudan e dell'Etiopia e del Kenia non conosci nulla.
Leggi e scopri che c'è il verde in Africa. Ci sono alberi, stagni, erba, strade, fiumi.

Valentino Achak Deng cammina tra vegetazione rigogliosa in Sudan, ma la mente ti restituisce solo un terreno giallo fatto di rade sterpaglie con qualche albero solitario a svettare nella savana. Ogni volta che lo sguardo punta sul territorio africano, l'incertezza di uno schermo indeciso e sgranato torna ad occupare la mente.
Quando invece l'azione si sposta negli Stati Uniti, tutto diventa incredibilmente chiaro e definito. Persino le immagini della visita di Achak a Nairobi sono facili da creare: una metropoli simile a tante altre. Grattacieli, insegne luminose.
Gran parte della frustrazione e del senso di disagio che derivano dalla lettura di "What is the What" arriva precisamente da questo scarto tra ignoto e conoscito, tra vuoto e pieno.
Le persone, i paesaggi, la terra, gli orizzonti sono raccontati con un realismo tanto semplice e netto da impedire ogni scorciatoia. Un realismo che si chiude nel buio, che urla il vuoto dentro cui è rinchiusa una fetta di pianeta, una moltitudine di umanità.
Cose che non riusciamo nemmeno a immaginare.

Scritto da matteb83 alle ore 01:10 || || commenti (1)
venerdì, 18 maggio 2007

This is not that place (Part 1)

Prima ancora di iniziare a leggere, le idee attorno a questo libro sono confuse e circolari. La pagina di apertura di "What Is the What" porta come sottotitolo "The Autobiography of Valentino Achak Deng". E poco più in basso, più in piccolo, c'è scritto "A Novel".
Il nuovo lavoro di Dave Eggers basa le proprie fondamenta esattamente su questo cortocircuito. E' un'autobiografia, ma è un romanzo. Perché il protagonista, colui che si racconta, che racconta in prima persona la sua vita, non è Eggers. E' un ragazzo sudanese di nome Valentino Achak Deng.
Achak è un Dinka, nato nella regione meridionale del Sudan, in piccolo paese di nome Marial Bai. La guerra civile scoppia quando aveva cinque o sei anni. E segnerà il resto della sua esistenza. Profugo prima in Etiopia, poi in Kenia e infine negli Stati Uniti.

Achak racconta. Alle persone che incontra, a quelle che glielo chiedono e anche a quelle che non lo considerano, persino a quelle che lo feriscono e lo derubano. Ad alta voce o rivivendo le immagini nella sua mente, racconta la sua storia.
La racconda anche a Dave Eggers.
Achak racconta perché venga raccontato. E racconta quello che ha visto con i suoi occhi, niente di più. Niente di meno.
Allora la sua storia non può che essere narrata attraverso il suo punto di vista, attraverso il suo sguardo. La storia di Valentino Achak Deng è un'autobiografia indipendentemente da chi la scrive. Perchè è allo stesso tempo personale e universale. Perché la sua vita ora appartiene a tutti quelli che la vorranno ascoltare.

Scritto da matteb83 alle ore 00:49 || || commenti
sabato, 12 maggio 2007

Please press my rec and play









Giovedì 10 maggio 2007 - I'm From Barcelona @ Bronson, Ravenna
Le foto (tutte intere), come sempre, qui.

Scritto da matteb83 alle ore 01:56 || || commenti (5)