giovedì, 29 marzo 2007

Good morning night

Qualche cosa non va. E' una percezione che compare da qualche parte lontano. Piccola ma presente. Sufficiente ad alleggerire il tuo sonno fino alla soglia della veglia. La conferma arriva arriva quando inizi a renderti conto che non riconosci i classici rumori della mattina: quelle voci, quelle porte, quei passi che ogni volta si affacciano per primi alle tue orecchie. A volte li senti molto distanti, sottofondo mentre ancora stai dormendo, altre volte sono più vicini, diventano i veri responsabili della tua sveglia. Ma oggi non li senti. C'è solo silenzio. E suona più forte di ogni piccolo rumore. Ti costringe a venire a galla.
Allunghi la mano alla ricerca del telefono cellulare che è anche la tua sveglia. Ma lo spazio in cui dovrebbe essere è vuoto. Controlli ancora una volta, sorpreso e stonato, e finalmente ti costringi ad aprire gli occhi. Il telefono non c'è: non è dove dovrebbe essere. Prima di pensare a qualsiasi altra cosa, ad ogni ipotesi, ad ogni spiegazione, guardi l'orologio.
Le nove e mezza.
Avresti dovuto essere al lavoro dieci minuti fa.
Almeno.
Le cose iniziano a chiarirsi molto rapidamente. La sveglia non è suonata e tutti sono già usciti di casa, lasciandoti dormire ben oltre il tempo massimo. Abbandoni il letto. In una tasca dei pantaloni ritrovi il telefono. Avevi semplicemente dimenticato di puntare la sveglia.
Ti vesti e ti prepari nel giro di cinque minuti. Lasci perdere la colazione. Afferri la borsa e infili la giacca. Sei fuori. Sarà una pessima giornata.

Scritto da matteb83 alle ore 23:19 || || commenti (2)
sabato, 24 marzo 2007

Time code

Il pavimento della stanza assorbe silenzioso i tuoi passi. Disegni piccoli percorsi ellittici e poligoni irregolari attraverso i pochi metri quadrati racchiusi tra il letto, la poltrona, la finestra, il tavolo, la libreria.
L'orologio segna l'orario che era stato concordato, ma il telefono, appoggiato davanti allo schermo del computer, rimane silenzioso. E tu continui a camminare.
Raggiungi la porta della stanza con l'intenzione di ampliare il raggio del tuo nervoso percorso. Poi pensi che non è il caso di allontanarsi troppo dal telefono, poi pensi di prendere con te il telefono, poi pensi che devi essere vicino al tavolo quando arriverà la chiamata perché lì c'è il foglio con le domande, poi pensi che anche se vai in un altra stanza riusceresti comunque a raggiungere il tavolo in pochi secondi e quindi non c'è problema. Ma di questo non ne sei convinto. No. Chiudi la porta e riprendi a camminare in cerchio per la tua camera.
Cinque minuti di ritardo sull'orario concordato. Niente di incredibile. Può succedere. Anzi, sarebbe strano se non succedesse. Del resto l'album esce tra poche settimane, in questo momento è in tour da qualche parte nel nord Europa e sarà piuttosto impegnato.
Accendi la radio. Trasmette una vecchia canzone di Beck. Riavvii i tuoi passi provando a seguire le parole con la mente, pensando che un po' di distrazione può farti bene. Ma resisti soltanto qualche qualche secondo prima di zittire scocciato lo stereo.
Ti avvicini alla finestra continuando a controllare ossessivo l'orologio. Quasi dieci minuti. Fuori va in onda un tramonto arancione. Qualche nuvola sta accorrendo a salutare una giornata tutto sommato serena.
Prendi in mano il foglio con le domande e provi a rileggerle ad alta voce. Sono buone domande, ma tutto dipende dalle risposte che arriveranno. Se arriveranno.
Controlli la posta, nel caso la cosa sia stata rimandata per qualche problema all'ultimo momento. E' passato un quarto d'ora dal minuto in cui avrebbero dovuto chiamarti. Nessuna nuova mail.
Ti siedi al tavolo, scarabocchi l'angolo di un foglio per essere sicuro che la penna funzioni. Ti alzi. Leggi i titoli dei libri ordinati sugli scaffali della libreria. Pensi a come rispondere alle giustificazioni che potrebbero proporti una volta avuta conferma che tutto è saltato. Sei indeciso se reagire sicuro ma gentile, farli sentire in colpa, ma con grazia, oppure provare a chiedere un nuovo appuntamento il prima possibile, entro il week-end, oppure ricoprirli di insulti perché sono venti minuti che aspetti e continuare a camminare non riesce a sopire il tuo nervosismo.
Poi il telefono squilla. Raggiungi il tavolo e rispondi.
Ci siamo.

Scritto da matteb83 alle ore 17:54 || || commenti
giovedì, 22 marzo 2007

Cars go!

E' stato qualche settimana fa. Non ricordo esattamente da dove mi giunse la voce. Forse durante una conversazione qualunque, forse da qualche parola ascoltata quasi per sbaglio. Forse dalla radio. Mgari, non lo escluderei, l'ho letto da qualche parte sul web.
Erano i giorni in cui gli Arcade Fire avevano dato annuncio delle date del loro tour europeo di fine inverno/inizio primavera. Erano i giorni in cui, tra sconcerto diffuso e sbuffi di delusione, si era appreso che la più vicina esibizione dell'allegro ensamble canadese sarebbe caduta dalle parti di Monaco. Una notizia piuttosto seccante.
Erano giorni fatti di insicuri piani di viaggio alla volta delle lande tedesche e speranze disilluse. Erano giorni del genere, insomma, quando giunse alla mia attenzione una frase tranquilla, sapiente e pacata, qualcuno che diceva più o meno: "Dai, torneranno quest'estate. Magari vengono a Ferrara".
Pensai immediatamente che non era una cattiva idea. Anzi che sarebbe stata una scelta plausibile. Una scelta naturale, azzeccatta, auspicabile, preziosa. Addirittura, a rifletterci un poco, scontata. E tralascio sicuramente qualche altro calzante aggettivo che mi balenò in testa in quella circostanza.
Poi ieri pomeriggio una preziosa mail giunta dalla Signorina Vendetta, via Last.fm, intendeva segnalarmi un evento che magari avrebbe potuto interessarmi. Diceva che l'11 luglio a Piazza Castello, Ferrara, suoneranno gli Arcade Fire. Ecco.
Non ricordo esattamente da dove mi giunse quella voce. Ma oggi è certo che fu saggia e profetica.

Scritto da matteb83 alle ore 15:36 || || commenti (2)
sabato, 17 marzo 2007

I'm wide awake, it's morning

Manca qualche minuto alle nove. Apri la porta di casa, getti un "Ciao!" di saluto nel caso ci sia ancora qualcuno in giro e ti affacci sulle scale. Quattro piani di gradini da scendere, borsa a tracolla e giacca leggera. Dalla tasca sfili il cavo degli auricolari e ti concentri nel districare gli immancabili nodi e grovigli che ne infestano la dovuta linearità. Scendi scale e attraversi pianerottoli con la noncuranza rapida e saltellante di chi conosce quegli spazi da almeno vent'anni.
La sveglia è suonata un'ora prima, fastidiosa e invadente come di consueto, e pochi minuti più tardi le hanno fatto eco le notizie mattutine del giornale radio. Pessime notizie, come sempre.
L'abbondante dose di caffè ingurgitata impega solitamente una lunga serie di quarti d'ora prima di promuovere l'effetto sperato. E negli istanti in cui stai scendendo le scale il livello di lucidità delle azioni è ancora ampiamente al di sotto della soglia minima consentita.
Quando le rampe di gradini sono state consumate e hai raggiunto il livello del suolo, attraversi il portone del palazzo, stringendo in mano il lettore mp3 che ha appena finito di accendersi.
Gran parte della buona riuscita della giornata dipende da questo momento, da questa prima decisione, dalla scelta dell'album da ascoltare nel tragitto fino al lavoro.
Conduci i tuoi passi in automatico lungo il percorso consueto, attraversando il cortile, superando il cancello, calpestando il marciapiede. Lo schermo illuminato d'azzurro del lettore presenta la lista alfabeticamente ordinata dei nomi che stanno sotto la categoria "Artisti". La scorri con lentezza, concetrato e terribilmente indeciso, senza avere idea di chi potrà essere il salvatore della giornata, di chi potrà essere in grado di sostenere una carica tanto impegnativa.
Passi in rassegna le possibilità, continui a camminare veloce, gettando di tanto in tanto uno sguardo a controllare che la direzione percorsa sia quella giusta. Lo stato semi-sonnanbulo dal quale stai ancora faticosamente tendando di uscire porta a decidere che l'unica scelta possibile sia quella d'istinto.
Guardi in cielo a controllare che tempo farà, allora. Guardi in cielo, respiri e provi a intuire cosa senti, quale sarà l'umore della giornata. Poi torni a posare gli occhi sullo schermo del lettore mp3.
Passi ancora in rassegna la lista dei nomi, più velocemente questa volta. Escludendo molti, salvando qualcuno. Di colpo il campo della scelta si riduce a poche possibilità, guidato da pensieri affatto lucidi e giustificazioni a dir poco ridicole. Giunto rapidamente alle conclusioni, una decisione alla fine viene presa. A dir la verità, non ne sei affatto certo, ma poco conta ormai. Selezioni e premi play.
Anche questo giorno può iniziare.

Photo by Brenda Anderson

Scritto da matteb83 alle ore 00:03 || || commenti
martedì, 13 marzo 2007

Need to shout

Ieri ho letto il post di Enzo che annunciava il nuovo singolo degli Shout Out Louds ascoltabile sul loro myspace e sono corso a vedere cosa avevano combinato.
Ora. Non mi sono premurato di tenere il conto, ma potrei affermare con buona approssimazione di essere, al momento, vicino ai trenta ascolti. Consecutivi, per buona parte. E sottolineo: al momento.

Tonight I Have to Leave it
dipinge i miei svedesi favoriti (assieme ai Refused, dai) con addosso tutto il rock, la malinconia e il felice andamento saltellante che me li aveva fatti amare sin dalla scoperta di quel piccolo mp3 caduto dal cielo che si chiamava 100°. Torna fuori con forza il lato folk della band, spinto da una acustica incalzante e dalla tastiere della biondissima Bebben ed emerge qualche novità dalle parti della sezione ritmica, merito probabilmente di Björn Yttling di Peter Björn & John che si è occupato della produzione.
L'insana passione che ho per questi cinque ragazzuoli di Stoccolma, insomma, nonostante ogni pronostico, non sembra volersi placare. E il secondo album, che avrà l'enigmatico titolo Our Ill Wills, già ne sono certo, mi tormenterà per numerosi e lunghissimi mesi. Nel senso buono, ovviamente.

Scritto da matteb83 alle ore 22:50 || || commenti (1)