giovedì, 23 novembre 2006

What happened

Le cosa da raccontare non mancherebbero. Le ultime settimane sono state ricolme di novità, avvenimenti, riflessioni, idee strampalate, immagini, associazioni di pensiero, viaggi in autobus, musica e mattine piovose. Per una volta, avrei l'imbarazzo della scelta dovendo decidere cosa scrivere su queste care pagine elettroniche. Ovviamente, però, non ne il ho tempo.
Al momento sono immerso nella fase finale di stesura di un lavoro e sto lottando per farcela entro la data di consegna prefissata. Le mie energie e le mie ore disponibili sono interamente concentrate lì.
Queste poche righe, giusto per ricordarmi che sono ancora vivo.

Scritto da matteb83 alle ore 16:54 || || commenti (2)
giovedì, 09 novembre 2006

Fireworks

Visto dai gradini dietro Victoria Station, il tramonto cade sopra un enorme cantiere. Grossi camion, gru, scavatrici di tutte le dimensioni, terra smossa per intere miglia quadrate. Non so quali siano i piani del costruttore, ma deve essere qualche cosa di davvero grosso.
Non fa troppo freddo, il cielo è rosa e arancione. Da quando sono arrivato a Londra non si è ancora vista una nuvola.
Da Sainsbury's ho comprato una bottiglietta di juicy water. Stando all'etichetta, dentro dovrebbe esserci limone, lime e acqua minerale. Non è male, se non altro è dissetante. Finisco l'ultimo sorso quando il cielo inizia a farsi buio e i lampioni sulla strada sono già accesi. Do uno sguardo all'orologio: devo andare a prendere la metro se voglio evitare l'ora di punta. Controllo nella tasca interna della giacca se ho il biglietto del concerto e mi alzo.

C'è sempre gente a Victoria Station, a qualunque ora del giorno. Ma ora che gli uffici stanno chiudendo, attraversare il piazzale fino a raggiungere le scale che scendono alla metro diventa impresa particolarmente complicata. Schivo persone e valigie, impiegati, turisti e poliziotti, aggiro un chiosco che vende caffè e cookies e accelero il passo approfittando di qualche metro di spazio libero davanti a me. Afferro al volo una copia del London Paper, quotidiano serale free press, e raggiungo le scale.
Devo prendere la Victoria fino a Warren Street e poi la Northern, direzione Edgware, fino a Chalk Farm, giusto dopo Camden Town. Se tutto va bene dovrei metterci una ventina di minuti. Sono in anticipo, ma meglio così.
Metto gli auricolari, accendo il lettore mp3, apro il giornale e faccio finta di essere un inglese. Non è troppo difficile, basta non guardarsi troppo intorno, fare la faccia grigia e assonnata e fingere di essere immersi nei propri pensieri. Sulla Northern salgo in una carrozza semivuota e riesco a trovare un posto a sedere. Ascolto l'ultimo album di Beck e mi ritrovo canticchiare il ritornello di Nausea. Il signore in perfetto completo britannico che mi siede di fronte solleva lo sguardo dalla lettura dell'Evening Standard e mi osserva per qualche secondo con un'espressione incuriosita. Sono stato scoperto: la mia finta identità inglese è saltata, ma fortunatamente siamo già a Camden. Alla prossima fermata devo scendere.

Il mio orologio segna le sei e quarantadue: manca circa un quarto d'ora prima che apra la Roundhouse e almeno quaranta minuti prima che inizi il concerto. Non ho voglia di stare fermo al freddo ad aspettare, così, mani in tasca e giacca stretta, imbocco la prima starda a destra. In lontanaza si vede un semaforo: decido di raggiungerlo e poi tornare indietro, tanto per far passare il tempo.
La strada è poco illuminata e non regala niente di interessante. Case e palazzi preceduti da giardini piuttosto anonimi,con siepi ben potate e vialetti punteggiati da qualche lampione fioco. Qualche macchina, pochi passanti lungo il marciapiede. Non riesco a capire se è questa città a influenzare l'umore di chi l'attraversa, a seconda dei quartieri e delle strade, o se ha semplicemente la capacità di rispecchiarlo alla perfezione, qualunque esso sia.
D'improvviso, una serie di espolosioni mi fanno alzare gli occhi al cielo. Fuochi d'artificio. A intervalli irregolari qualche razzo riempie di luce gialla uno spicchio di cielo nero. Non un granché come spettacolo pirotecnico. I fuochi sono piccoli e deboli, ogni tanto qualche razzo si rifiuta di esplodere e lascia solo una scia luminosa che sale in verticale e si spegne senza clamori. Il tutto dura non più di cinque minuti, poi torna il consueto silenzio.
Quando ritorno sulla strada principale si è già formata una fila ordinata di persone che dall'ingresso della Roundhouse corre per una cinquantina di metri lungo il marciapiede. Diligentemente, prendo posto dietro l'ultimo arrivato.

Scritto da matteb83 alle ore 20:21 || || commenti (5)
mercoledì, 01 novembre 2006

London

Quando, un paio di mesi fa, hai comprato il biglietto aereo, non avevi idea di quanto questo viaggio sarebbe risultato salvifico. Imprigionato nel mucchio di impegni che continuano ad accumularsi hai passato le ultime due settimane sprofondando in un pericoloso malumore, alleviato solo da un paio di buoni concerti e qualche film. In questa condizione di apatia cronica che sfocia in un preoccupante e esponenzialmente controproducente immobilismo, sei giorni di soggiorno nella capitale del Regno Unito sembrano la medicina perfetta.
Forse, a fine estate, quando tutto questo è stato deciso, già prevedevi che in questo periodo dell'anno avresti avuto bisogno di una tregua delle ostilità, o forse, più probabilmente, è stato solo un caso, il punto è che domani, poco dopo l'ora di pranzo, ti ritroverai a Londra e, questo è sicuro, ti sentirai molto meglio di adesso.
La valigia necessita solo degli ultimi ritocchi, dentro allo zaino c'è tutto lo stretto necessario per la sopravvivenza e la lista dei concerti da vedere è pronta da tempo.
I'll be back in six days. See you soon.

Scritto da matteb83 alle ore 01:02 || || commenti (6)