mercoledì, 18 ottobre 2006

Don't you just know it

Il tour manager dei TV On The Radio è questo personaggio di colore, palestrato ma non enorme, addobbato con rasta sporchi tinti di giallo, t-shirt nera, kilt scozzese verde e rosso, anfibi senza lacci, spruzzati di vernice spray blu. Cordialissimo e sorridente. Mi invita a seguirlo nel backstage mentre cerca qualcuno della band da farmi intervistare. David Andrew Sitek è concentrato davanti al suo iBook, Kyp Malone è impegnato con una ragazza in una fitta conversazione di cui riesco ad afferrare solo qualche parola sparsa. Alla fine, in uno stanzino esattamente dietro al palco dell'Estragon, riusciamo a rintracciare Jaleel Bunton, batterista e all'occorrenza chitarrista della band.
Jaleel sta mangiando salsiccia arrostita e piadina. Mi saluta sorridente e mi offre immediatamente il suo piatto. Ma sono le quattro di pomeriggio e la temperatura, esterna e interna, supera con tranquillità i trenta gradi centigradi, così declino gentilmente. Jaleel sembra gradire il cibo della Festa de l'Unità, è l'ultima data del tour europeo, racconta, e sono tutti parecchio stanchi e affamati. Incomincio a prendere confidenza con il suo accento newyorkese. Dalla borsa prendo fuori taccuino, penna e registratore. "Ok, first question", dico.

Sul terzo numero di Sonic, in edicola da oggi, la mia prima intervista dal vivo ad una band, nonché la mia prima, funambolica, intervista in inglese. E parecchie altre cose interessanti.

Scritto da matteb83 alle ore 22:43 || || commenti (4)
giovedì, 12 ottobre 2006

Roomsound

Non ho mai avuto un'idea chiara di quello che avrei fatto da grande, niente pompieri o piloti d'aereo. E niente giornalisti. Ma dato che scrivere è, così pare, l'unica cosa che mi riesce decentemente  e dato che è capitata l'occasione, è ormai da un anno che ogni mese metto assime qualche riga spacciandomi scribacchino per la carta stampata. Un anno e le cose non sono mai andate troppo bene.
Intendiamoci, i risultati non sono disastrosi, anzi in alcusi casi è saltata fuori anche qualche pagina apprezzabile. Il punto è che, banalità, per fare bene il giornalista, che tu debba parlare di cronaca, di politica o di attualità, serve la capacità di andare a cercare le notizie.
Quello che mi manca non è esattamente l'esperienza, è la capacità di mettere insieme le diverse esperienze e costruire qualcosa di solido su cui basare il proprio lavoro. Continuo ad accumulare difficoltà e mezzi risultati. E anche i pochi successi non sono mai generalizzabili e utilizzabili per il futuro.
Sono sempre stato appassionato di storie, libri, resoconti, racconti che parlano del vecchio giornalismo, quello macchiato di whisky, scritto a macchina in qualche stanza umida di periferia. Un'immagine idealizzata e quasi mitologica di un mestiere che oggi non ha più nulla a che fare con tutto ciò. Lo so bene. Ma mi accorgo che alla fine, in questa specie di lavoro che porto avanti da un anno, le uniche basi solide provengono ancora da quelle storie, racconti di appostamenti notturni e di fotografie rubate dell'incontro tra qualche gangster e il politico locale di turno. E mi accorgo che è tutto quello con cui sono andato avanti fino ad oggi: solo una vecchia idea stilizzata dell'attitudine con cui raccogliere materiale e creare un articolo.
Forse tra qualche tempo riuscirò ad imparare qualche cosa anche del giornalismo moderno, per ora continuo a farmi aiutare dalle fantasie. Nessuno, ad oggi, si è ancora lamentato.

Scritto da matteb83 alle ore 19:34 || || commenti (2)