lunedì, 31 luglio 2006

Last hour of the last day of work

La cosa più dolorosa da lasciarsi alle spalle saranno i trentadue gigabyte di musica accumulati in questo anno e mezzo di mattinate lavorative. Tranquilli, i pezzi più pregiati della collezione sono da tempo al sicuro, ma vedere scomparire dall'hard disk tutte quelle cartelle di mp3 sarà probabilmente la parte più difficile di tutta la faccenda.
Per quel che riguarda il resto, non mi sono mai affezionato a quest'ambiente fatto di rigidità al limite del ridicolo, chiusura pressoché totale al resto del mondo e inutili seriosità. Così, saluterò le due o tre persone con cui ho avuto occasione di scambiare quelche parola al di fuori delle solite frasi di circostanza (ovvero, il Vice Presidente, il Portinaio e, se lo trovo, il Tecnico informatico/Elttricista/Tutto fare), prenderò come souvenir una risma di A4, qualche penna e altri articoli gentilmente offerti dai cassetti che contengono la cancelleria e me ne andrò allegramente in vacanza.
A un nuovo lavoro ci penserò più tardi.


Scritto da matteb83 alle ore 11:45 || || commenti (3)
giovedì, 27 luglio 2006

What's wrong with you, people?

Bologna continua a chiudersi su se stessa. L'obiettivo da raggiungere, ormai sembra assodato, è la normalità totale: un felice stato pericolosamente ideale in cui come per magia dovrà scomparire ogni dubbio e ogni pericolo, ché tutto è controllato e tranquillo, ché tutto è esattamente come ci si aspetta che sia e nessuno si dovrà più lamentare di niente.
Bologna continua a chiudersi su se stessa e arricciandosi sgretola i corpi estranei. E' un'azione generalmente lenta, di basso profilo, laboriosa, forzatamente silenziosa, spinta avanti di tanto in tanto da scatti rabbiosi immortalati nelle prime pagine dei quotidiani locali.
Le mosse attuate sono le solite: tagliare le risorse, non concedere spazi, allontanare, sequestrare. Oppure sgomberare. Il prossimo caduto, così racconta il programma inciso a fuoco nel grande libro mastro per la normalizzazione totale, dovrebbe essere l'Atlantide Occupata di Porta Santo Stefano. Non credo ci sia niente d'aggiungere al post comparso qualche tempo fa su secondavisione. Firmare la petizione contro lo sgombero e fare attenzione a non rimanere schiacciati dalle macerie della città che si restringe sono le cose da fare.

Scritto da matteb83 alle ore 18:20 || || commenti
martedì, 18 luglio 2006

On my way to work

I presenti li conosci tutti e la riunione è assolutamente informale, eppure non sei per niente a tuo agio.
Non lo eri mentre stampavi e preparavi i fogli da mettere in borsa e non lo eri mentre fendevi l'aria bollente delle tre di pomeriggio a bordo della tua quattro ruote, immerso nel piccolo mondo artificiale dell'abitacolo fatto di aria condizionata e autoradio.
E' un disagio singolare quello che senti, un disagio che intreccia l'incertezza sul ruolo che sei chiamato a ricoprire e il timore, fondato, di non essere all'altezza del progetto che dovrete discutere e, quindi, del compito che ti verrà assegnato.
Per tutta la durata dell'incontro ti limiti ad annuire quando sei o pensi di essere ossevato e annuisci più intensamente le due o tre volte che ti viene rivolta la parola. Cerchi di impostare uno sguardo vagamente sicuro e provi a mostrare l'atteggiamento di chi in situazioni come quelle ci si ritrova due o tre volte al giorno, festivi compresi.
Così, ti adagi e ondeggi sulla sedia imbottita con fare rilassato, ostentando autocontrollo, tracci cerchi attorno a parole a caso (meglio se quelle in grassetto), fingendo di leggere i fogli che sono stati distribuiti a tutti all'inizio dell'incontro e ogni tanto segni una frase senza senso nel tuo blocco per gli appunti, oppure, con clase da giocoliere navigato, fai roteare la penna attorno alle dita della mano destra.
Ma non sei credibile. Per niente. Quando ti muovi la sedia cigola e alla seconda volta che, con classe da giocoliere incapace, fai cadere la penna a terra, provocando nella sala cinque eterni secondi di silenzio e facce colpevolizzanti, decidi di prendere atto del fallimento e abbandonare la messa in scena.
E' che questa idea di gente che chiede aiuto a te, che ti offre una ricerca da portare avanti e un testo da scrivere entro fine anno e (questa la cosa più assurda) ha anche intenzione di pagarti, questa è un'idea che fai davvero fatica a digerire. Il fatto è che non riesci ad entrare nello spirito, ecco il punto, lavorativo.
Insomma, sono vent'anni che fai la parte dello studente e non hai mai avuto (fortunatamente?) la necessità/capacità di prendere le cose troppo sul serio. A fare la persona matura e posata e consapevole del proprio ruolo e responsabile e bla e bla ci hai provato. Non ha funzionato. (Ok, ci hai provato per venti minuti, ma visto il risultato disastroso sembra palese che la parte non ti si adatta.)
Meglio così, in fondo. Molto meglio così. L'importante è che quelli che fanno le persone serie continuino ad assecondarti e a non creare troppi problemi. Le basi per una convivenza pacifica e civile tra te e loro ci sono tutte. Che nessuno rompa la tregua.

Scritto da matteb83 alle ore 13:37 || || commenti
mercoledì, 12 luglio 2006

Count on the days

Nel frattempo sono successe parecchie cose, partite di pallone sono state vinte e qualcuno, da tempo sopraffatto dalla propria mente, ci ha lasciati.
Ma l'attualità, almeno quella comune, da prima pagina, centra poco. Torno a scrivere su queste pagine perché con la giornata di ieri pare esaurito, finalmente, il susseguirsi di mattine-pomeriggi-sere colme di impegni da onorare e vuote di fatti rilevanti.
In questi giorni mi sono appoggiato alle parole scritte da altri, il racconto delle loro vite ha in qualche modo supplito al vuoto che si riempiva in questo piccolo spazio.
Ma la stagione calda, e a dir la verità da me non troppo amata, per il sottoscritto inizia oggi.
Seguiranno fatti funambolici e notazioni irrilevanti.


Scritto da matteb83 alle ore 11:49 || || commenti (4)