Da quassù la vista è nuova e splendente a trecentosessanta gradi. Domina il verde nelle sue potenzialmente infinite sfumature primaverili: steso sui campi e sui prati delle colline, fissato sulle foglie degli alberi e sugli aghi appuntiti dei sempreverdi, spruzzato, pare, anche nell'aria, a rendere più azzurro il cielo.
Il terrazzo non è grande, ma diventa enorme quando si abbraccia con lo sguardo tutto quello che offre agli occhi.
Lontano, a sinistra, c'è il parco sul quale hai passato infiniti pomeriggi, da solo a camminare o sdraiato sull'erba, o con qualcuno a parlare e scherzare.

Ci sono gli alberi sotto ai quali ti sei riparato durante un temporale di quelli improvvisi e impietosi. Da sotto quegli alberi, non eri solo, avete visto una rana saltellare allegra in mezzo a quel prato che nel giro di pochi minuti era diventato, appunto, uno stagno. In quel parco fino a poche settimane fa passavi i tuoi pomeriggi a studiare sotto al sole non ancora troppo caldo degli ultimi giorni di marzo. Ora, riesci a scorgere le persone, sedute a gruppi sull'erba, vedi i cani scorrazzare e divertirsi a seminare i loro padroni. Da quassù sembra anche più bello e vero.
Sulla destra dovrebbe esserci la città, ma quasi non si vede. Si scorge qualche tetto, ma il resto è coperto dalle foglie e dai rami degli alberi. Vicino ci sono altre case, tutte più basse o più in basso, tutte silenziose. Gli unici rumori sono i canti e i versi degli uccelli che da queste parti davvero non devono essere pochi, e qualcuno pare anche piuttosto grande, nero e vagamente minaccioso.
Dall'altro lato, del resto, ci sono colline, c'è la valle che si apre attorno a un torrente, ci sono i verdi più chiari che virano sempre più scuri man mano che si sale verso le cime rotonde, rese innaturalmente puntute da qualche antenna radio-tv. Da quelle parti, a poche migliaia di metri dal traffico, si parla ancora di volpi predatrici e animali curiosi che attraversano, senza troppi spaventi, le strade strette dall'asfalto crepato.
A sinistra, un'intera collina è ricoperta di un verde tanto brillante da sembrare levigato. Pare non ci sia una via o qualche passaggio conosciuto per raggiungere quel posto smeraldo, e ovviamente hai già messo in programma la volontà di arrivarci, laggiù. Un modo lo troverai.
Più vicino, sulla destra, riesci a vedere una porzione di una piccola strada privata: è il punto in cui l'asfalto scuro fa una piega verso destra. All'altezza della curva, sul bordo, c'è una catasta di legna. Pezzi non troppo lunghi, ben tagliati e impilati a formare quasi un cubo. Poco prima c'è una panchina e lì seduta una signora anziana in un vestito nero. E' immobile, raccoglie i raggi del sole che filtrano attraverso gli aghi dei grandi abeti.
Anche voi prendete le sedie, e tra quei verdi infiniti resterete a parlare per ore, fino a quando il sole non deciderà di abbassarsi al di là delle colline, facendo l'aria più fresca e confondendo le sfumature.
Scritto da matteb83 alle ore 00:23 || ||
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