venerdì, 24 febbraio 2006

A secret message to you

Passano gli anni ma niente, fortunatamente, diventa così scontato come crederesti. E finisce che un disco, un pugno di canzoni fatto di note semplici e leggere riescono ancora a trafiggerti il cuore, improvvise e inaspettate come un Guglielmo Tell che sbaglia mira.
Raramente succede in modo così immediato, rapito dalle prime note che provengono dal lettore mp3, folgorato in una comune mattina assonnata, aspettando un autobus classicamente in ritardo. E poi non c'è più stata tregua, una dopo l'altra le dieci tracce di "Push the heart" ti sono entrate in testa. Ti hanno colpito così forte da farti male, una fitta di dolore caldo e piacevole, addolcito dalla consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di prezioso. E incredibilmente personale.
Perché questa volta gli illustri pareri e le analisi approfondite davvero sembrano contare meno di zero, perché quello dei Devics è un album già tuo, che completa, che diventa colonna sonora esatta e significante di quello che ti sta accadendo in questi mesi, in queste settimane, in questi giorni.
Note dolci e malinconiche che potrebbero uscire da una radio lontana. Echi di passi che risuonano leggeri sotto i portici, mentre il sole lascia il posto alle luci della città che accompagnano sguardi e silenzi pieni di parole. I found a way true / in silence with you / what do you hear / and what do you want to hear (da City lights).
Musica che accompagna istanti, momenti che si imprimono per sempre nella mente e picchiano senza pietà contro a un cuore sanguinante e contento. Moments and moments come / and take all the other moments with them / color bars that follow waves of endless chords / all your tears tomorrow just to get what you want (da Moments).
Musica che accompagna alti pieni di ossigino e speranze e bassi dubbiosi, incerti e carichi di domande di cui temi la risposta, che sia menzogna o verità. You're wasting all your time here / riding around in the sun / alone and idling / come wander back to me / you know i'll always be there / lie to me, lie to me / make like you love me / lie to me, lie to me (da Lie to me).
Parole così limpide e chiare nella loro sghemba ed effimera sicurezza, chiuse in un 3/4 totalmente ondeggiante e sussurrato, che sembrano lanciate per potertici aggrappare, per avere un punto d'appoggio, una speranza di salvezza anche se tutto, alla fine, dovesse crollare. If you can't find me then you can't find love / if you close your eyes then will finally see / that you're already here with me (da If you cannot see).
Sogni il ticchettio caldo e meccanico della macchina da scrivere mentre pensi ad un messaggio segreto per una ragazza addormentata che soffre d'insonnia.

Scritto da matteb83 alle ore 23:13 || || commenti (36)
giovedì, 09 febbraio 2006

For the price of a cup of tea

Sollevi il piccolo coperchio della piccola teiera attento a non scottarti. Immergi il filtro nell'acqua bollente e richiudi.
Dopo qualche minuto decidi che la bustina è stata in infusione abbastanza a lungo e, tenendo chiuso il coperchio con una mano, versi il tè fumante nella tazza di porcellana.
Su un piattino ci sono quattro fette di limone. Ne prendi una e la torturi con il cucchiaino spingendola sul fondo della tazza. Assaggi. Manca lo zucchero. Strappi il bordo di una bustina e ne rovesci il contenuto, stando attendo ad evitare la martoriata fetta di limone.
Chi ti siede davanti non mette lo zucchero nel tè.
Il barista ha portato due tazze e due teiere e le ha appoggiate sulla spaventosa tovaglia gialla e arancione del tavolino quadrato. C'è il piattino con le fette di limone, il contenitore con le bustine di zucchero e poco dopo arriva anche qualche biscotto carico di burro.
Fuori il cielo è gelido e incredibilmente limpido, il pomeriggio sereno, i passi leggeri e senza spazio.  Prima di quel bar c'è stata una panchina solitaria in mezzo a un parco che raramente avevi visto vuoto di musica e persone, c'è stata una piccola strada lungo un canale che sembrava anni luce lontana dalla città, tra anatre, muri sbrecciati, edifici cadenti. Ottima ambientazione per un noir, avete convenuto.
Niente di incredibile o sofisticato, solo passi leggeri e senza spazio. Ore e minuti tra strade e passanti, racconti, sguardi e risate. Quella parte di città che avete attraversato senza fare troppo caso alle direzioni ti è sembrata estranea e lontana e allo stesso incredibilmente simile a voi, come se le case i prati, l'acqua si modellassero al vostro passaggio per non disturbarvi, per non interrorpervi.
E anche adesso seduti davanti al vostro tè caldo, mentre continuare a sorridere e a parlare, ogni cosa lì dentro sembra esattamente come dovrebbe essere.
Quando uscite dal bar, tazze, teiere e piattini sono disposti sul tavolino in modo perfettamente simmetrico


Scritto da matteb83 alle ore 12:49 || || commenti (2)
giovedì, 02 febbraio 2006

Gold soundz

Go back to those gold soundz
And keep my advent to your self

Alla fine, probabilmente, arriverai in ritardo. Non molto magari, ma sicuramente in ritardo.
E dire che ti eri svegliato anche troppo presto, ma tra una cosa e l'altra, preso dalle tue solite preoccupazioni per l'esame imminente, ti sei  ritrovato alla fermata dell'autobus appena venti minuti prima delle nove.
Di autobus ne è già passato uno, ma era talmente stipato di persone che sarebbe stata un'impresa riuscire montare a bordo senza rimanere intrappolati tra le porte pneumatiche.
Sei in ritardo e sei nervoso. Ti trovi nella solida odiosa situazione mentale: non riesci a capire se sai tutto quello che c'è da sapere e puoi stare tranquillo, oppure se non sai assolutamente nulla e forse non è neanche il caso di andare a perdere tempo davanti a un foglio che rimmarrà pericolosamente bianco.
Sei nervoso e sei in ritardo. Frughi con le mani nelle tasche della giacca ed estrai, quasi in automatico, il lettore mp3.
Non sai se sia il caso di ascoltare musica. "Potrebbe deconcentrarmi", ti dici, "e farmi dimenticare anche le poche, confuse, nozioni che navigano nella mia testa".
Poi ti accorgi di quanto la cosa che hai appena pensato sia assolutamente ridicola, metti gli auricolari e accendi il lettore.
Scorri un paio di volte, indeciso, la lista degli autori. Poi d'istinto ti butti sui Pavement, "Crooked rain crooked rain".
Dal '94 ad oggi quell'album l'avrai ascoltato centinaia di volte eppure non ti ha minimamente stancato. Eppure riesce ancora a svegliarti e tranquillizzarti.
Eppure riesce ancora, ancora una volta, forse come mai era accaduto, a metterti di buon umore.
E quando sali sull'autobus canticchiando Silence kid sai che in ogni caso andrà bene, che in un modo o nell'altro riuscirai, come sempre, a cavartela.


Scritto da matteb83 alle ore 12:27 || || commenti (6)