Quando sei in strada e cammini, con le mani in tasca, verso la fermata dell'autobus, ti rendi conto che i motivi che ti hanno spinto ad uscire di casa sono palesemente fittizi, che la necessità vera è quella di respirare un po' di freddo e acchiappare gli ultimi raggi di sole di un sabato pomeriggio incredibilmente limpido e azzurro.
Così, salito a bordo del vecchio mezzo pubblico arancione, guardi le fermate scivolare una dopo l'altra fino al centro della città, quando, inelegante, compare la folla dello shopping di fine settimana.

Scendi, attraversi strade ecologicamente povere di automobili e ti ritrovi a camminare per vie familiari, calpestate centinaia di volte.
Sul muro del palazzo di fianco alla tua vecchia scuola, qualche studente ha steso lettere storte di bomboletta spray per raccontare il suo abbandono al mondo delle superiori. "Forse ho peccato di
ùbris ma è finita. 61 bazza!" Splendido mash-up tra citazione di tracotanza in corretti caratteri greci (spirito e accento scolasticamente al loro posto), autocritica ironica, gioia per la fine di un'era e la migliore bolognesità verbale.
Continui, sfidando il freddo crescente, per una stretta strada del centro cittadino che ricordi, con dolcezza, martoriata per anni da infiniti lavori di restauro e che oggi, senza più ponteggi né cantieri, nella sua pacata veste di serio vicolo medioevale, quasi stenti a riconoscere.
L'impatto con la folla dello shopping compulsivo da primo giorno di saldi arriva su via Indipendenza. Uno sciame interminabile di sportine, sacchetti e persone che pare indomabile e fuori da ogni controllo razionale. Scappi, accelerando il passo d'istinto e sfruttando al meglio le rare intercapedini che restano libere tra un gruppo e l'altro di indemoniati dell'acquisto. Urtando e divincolandoti, tagli perpendicolarmente i fiumi in piena che scorrono sotto i portici e riprendi finalmente a respirare solo dopo essere riemerso oltre la sponda opposta.
L'impatto destabilizzante con la massa sociale ti fa definitivamente desistere da ogni tua intenzione d'acquisto e sparisce anche la voglia di rintanarsi dentro a un bar a prendere un po' di caldo.
Continui a camminare scegliendo certe strade strette, umide e poco illuminate dove ancora puoi trovare vetrine fioche di vecchie botteghe, osterie o negozi improbabili.
Arrivi nella piazza del mercato che le bancarelle stanno ormai chiudendo. I vestiti tornano dentro gli scatoloni e le stecche di alluminio che compongono i banchetti collassano su se stesse fino a diventare metalliche fascine in miniatura. I teloni vengono smontati e ripiegati, oppure si richiudono in automatico, tirati dal ronzio acuto di un motorino elettrico, sul tetto dei furgoni bianchi più moderni. Gli ultimi, ritardatari, acquisti vengono chiusi velocemente, quasi di nascosto, mentre i motori di qualche Ducato si accendono e si avviano verso la strada.
Il sole è tramontato da quasi due ore ormai, il freddo incalza e il centro città inizia lentamente a spopolarsi. Raggiungi la fermata di un autobus che potrebbe riportarti verso casa e decidi che il tempo per camminare è finito.
Scritto da matteb83 alle ore 17:01 || ||
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