venerdì, 28 ottobre 2005

Zoo, no vacancy

Mi sveglio, apro gli occhi e guardo fuori dalla finestra. Un riflesso automatico. E', credo, un modo per avere conferme immediate, per stabilire punti fermi. La finestra è sempre nello stesso posto, sono nel mio letto, nella mia camera. E' già qualcosa.
Fuori il mondo è in bianco e nero. Il cielo è ricoperto di un'indistinto tappeto di nuvole grigie e una leggera nebbia aleggia nell'aria rendendo ogni cosa sfuocata e indistinta. O forse sono i miei occhi che devono ancora abituarsi alla luce.
Testa pesante. Orologio. Sono le otto e un quarto. Ho dormito poco meno di sei ore. Non male. Resto a letto ancora un po'.
Cerco di capire che giorno è oggi. Dovrebbe essere giovedì. Ricordi annebbiati. Ieri sera concerto. I Melt-Banana all'Estragon.
Un chitarrista con una maschera da cane. O forse da coniglio. Più probabilie che fosse un cane. Un cane azzurro e bianco. Ma non erano i Melt-Banana, era il gruppo di supporto. With Love si chiamavano. Bravi. Noise/hardcore. Più noise che hardcore a dir la verità. Non ascolterei mai un loro album in casa, ma dal vivo li rivedrei volentieri.
Anche il chitarrista dei Melt-Banana aveva una maschera, ma diversa, un altro stile. Cuffia, fascia a coprire gli occhi e mascherina da chirurgo. Il chitarrista si chiama Agata. Ai suoi piedi, decine di pedali, effetti assurdi, stranissimi, e anche un iPod, per i campionamenti. Riusciva a tirare fuori dei suoni incredibili da quella chitarra. Suonava forse più coi piedi che con le mani.
Un esperienza sonora unica, i Melt-Banana. Batteria a mille, basso in primo piano a reggere la struttura melodica, Agata con i suoi effetti schizofrenici. E Yasuko con la sua vocina da cartone animato. Parla anche un po' di italiano, Yasuko. E' simpatica. Aveva addosso questo strano impermeabile bianco. Era un impermeabile? Forse era solo una felpa in stoffa sintetica.
Solo un gruppo giapponese poteva tirare fuori musica così assurda e affascinante.
Quanto è durato il concerto? Poco meno di un'ora, forse. Il tempo è volato. Una canzone dopo l'altra, tutte velocissime. Sono rimasto tutto il tempo appoggiato alla transenna, a un metro dal palco, a guardarli suonare incantato.
Già, è stata una buona idea quella di guadagnare un posto in prima fila. Ho fatto una marea di foto. Alla fine del concerto la macchina digitale era quasi scarica. Devo averne fatte davvero parecchie di foto, un centinaio forse. Oggi pomeriggio le metto a posto. Magari qualcuna è anche venuta bene.
E poi, prima di tornare a casa, ho comprato quello strano split Fantômas/Melt-Banana. Una canzone a testa. Un cd 3'' quadrato con doppia copertina in cartone. Davvero un bell'oggettino. Spero solo che lo stereo riesca a leggerlo.
Orologio. Sono quasi le otto e mezza. Arriverò in ritardo al lavoro. Poco male. Spero solo che questo sonno mi passi prima o poi, durante la giornata.
Ho bisogno di un caffè.

Scritto da matteb83 alle ore 18:28 || || commenti
domenica, 23 ottobre 2005

Deathwish

Incredibile pensare con quanta facilità (e, lo sai bene, superficialità) tu possa finire per disprezzare una persona. Una persona che non conosci minimamente. Una persona che sosta a qualche decina di centimetri da te, mentre, esattamente come te, aspetta l'inizio del concerto dei Teenage Fanclub.
E' riuscito a infiltrarsi nelle prime file spingendoti per una decina di minuti in modo appena percettibile, ma costante. In modo fastidioso.
Alla fine l'hai lasciato passare, ché stare in terza o in quarta fila per te non fa poi molta differenza. L'importante è vedere bene il palco e riuscire a fare qualche foto decente.
Lui, il soggetto oggetto di disprezzo, è un grande fan dei Teenage Fanclub. Ha tutti i dischi. Li elenca uno ad uno. Ha anche 'The King'. Lo ripete più volte. Ha anche 'The King'. E' brutto e non gli piace, però ce l'ha.
Ha incontrato quest'altro tizio, barba e capelli lunghi, occhiali tondi, e hanno incominciato a chiaccherare. A venti centimetri dalle tue orecchie. Ma questo non è un problema, tutti, ovviamente, parlano tra loro in attesa che il concerto inizi. Tu però non puoi fisicamente evitare di sentire quello che si dicono i due soggetti davanti a te. E, dopo meno di dieci minuti, il primo, quello che spinge, lo odi. Sbuffi, ti muovi, ti guardi intorno, cerchi una via di fuga, un modo per allontanarti, ma sono tutti accalcati nelle prime file e l'unica alternativa è arretrare e perdere il posto a due passi dal palco faticosamente conquistato. Neanche morto. Resti lì, sbuffi e porti più volte gli occhi al soffitto, in mancaza del cielo.
Dopo poco ti rendi conto che anche il capellone non ne può più di sentire un numero tanto elevato di fesserie (eufemismo) e anche lui, come te, vorrebbe allontanarsi, ma, esattamente come te, non ha vie di fuga. E' costretto, suo malgrado, a continuare ad ascoltare, sorridere palesemente imbarazzato e fornire risposte monosillabiche.
Solo tre estratti delle molte parole pronunciate dal soggetto oggetto di disprezzo, per spiegare il perché dell'istinto omicida che hai dovuto frenare a forza, pregando affinché il concerto iniziasse al più presto.
"Il mio gruppo preferito in assoluto sono gli Oasis."
"Sì, mi piacciono abbastanza anche i Beatles. Erano bravi."
"'Sergent Pepper's Lonely Heart Club Band' non mi piace. Non è un granché. Non capisco perché sia considerato così importante. Tutti ne parlano così bene..."
Poi, per fortuna, i quattro Teenage Fanclub salgono sul palco, comincia il concerto e le stupende canzoni della band scozzeze vanno a sovrastare le vuote parole del soggetto oggetto di disprezzo.
Comunque, per sicurezza, approfittando dei movimenti del pubblico intorno a te, riesci lentamente ad allontanarti, desideroso di abbandonare velocemente il luogo del delitto.
E quasi un'ora e mezza di Teenage Fanclub cancellano ogni malumore e ogni istinto omicida.
E quando il concerto finisce tu e i tuoi amici vi ritrovate felici, ridete tra voi, raccontandovi quello che avete visto, quello che è successo.
Dicono che la musica vince sempre. Pare proprio che sia così. Almeno per te.

Scritto da matteb83 alle ore 15:44 || || commenti (1)
martedì, 18 ottobre 2005

Action & action

Le pagine dell'agenda dalla copertina rossa che hai comprato a inizio settembre si riempiono di appuntamenti, note, impegni, scadenze, cose da fare, concerti da vedere. Fai fatica a ritagliare il tempo per aggiornare con calma il blog, anche se le cose da scrivere le hai ben chiare in testa.
Sono due settimane che non vai a letto prima dell'una. E alla mattina, dal lunedì al venerdì, c'è da svegliarsi alle otto per andare al lavoro, e al pomeriggio, quando non c'è lezione, è il caso di andare in biblioteca e provare a studiare.
Ma va bene così.
Va bene perché con i soldi dello stipendio puoi entrare in un negozio di dischi, stupirti nel vedere in bella mostra tra le novità il vecchio "Howl howl gaff gaff" degli Shout Out Louds ripubblicato da una major (sapevi che sarebbe successo, ma vederlo dal vivo ti fa un certo effetto: prendi il cd e lo rigiri incredulo tra le mani per qualche minuto), e poi comprare il "Live @ the Granada Theater" dei Get Up Kids e andare a casa e ascoltarlo in repeat per ore e riascoltarlo ancora ogni giorno che passa e ritrovarti triste nel realizzare che davvero quella band non esiste più e sperare che non facciano mai una stupida reunion, ché quella storia è finita ed è bene che resti com'è.
Va bene così perché hai delle cose da scrivere, le scadenze da rispettare riguardano parole da incastrare su un foglio elettronico, riguardano una cosa che ti piace fare, che ti diverte e non conta se sei stanco, o se c'è da andare a letto alle due. Dettagli a cui non fai molto caso.
Va bene così perché sul comodino ci sono libri da leggere, va bene così perché "Il nudo e il morto" di Mailer è un romanzo incredibile, pieno di vita e di pensieri, intenso, impregnato di significati. Lo stai gustando con calma, immerso in quel sentimento contrastante che ti prende ogni volta che metti gli occhi sulle pagine di un libro che ti piace davvero: impaziente e determinato ad andare avanti nella lettura, curioso di sapere cosa succederà nel capitolo che segue, ma in fondo triste nel vedere l'ultima pagina che si avvicina, nel realizzare ancora una volta che tutto, anche e soprattutto ciò che ti piace, presto o tardi deve finire.
Va bene così perché ti sei divertito nel vedere gli ex-Libertines, ora Dirty Pretty Things, suonare al Covo, nella loro strafottenza inglese, piena della solita abusata ma sempre solidissima formula sesso, droga & rock n' roll. E poi venerdì scorso i Rosolina Mar hanno fatto, come sempre, un gran concerto e giovedì sera finalmente riuscirai a vedere i Teenage Fanclub e tra le pagine della solita agenda dalla copertina rossa continua ad aumentare il numero dei concerti imperdibili.
Giorni che diventano frenetici nella somma tra ciò che devi fare e ciò che vuoi fare, e non ti sfiora minimamente l'idea di rinunciare a qualcosa, di arretrare nei tuoi desideri per far posto ai doveri. Se lo facessi, ne sei certo, non saresti più tu.

Scritto da matteb83 alle ore 13:13 || || commenti (1)
lunedì, 10 ottobre 2005

Metropolis

Ce l'aveva fatto sapere Max Collini, voce degli Offlaga Disco Pax, fuori dall'Estragon, alla fine del loro glorioso novantanovesimo concerto. "Venerdì 9", ci aveva detto, "a Modena i Perturbazione organizzano uno spettacolo al Teatro Storchi. Ci sono vari ospiti e ci saremo anche noi, suoneremo tre canzoni. Venite".
"Ci saremo", avevamo risposto all'unanimità.
Ed ecco dunque che la delegazione composta da V., da M. e dal sottoscritto dirige verso Modena, incurante del maltempo e dell'allarmismo del Tg regionale che segnalava allagamenti, inondazioni e catastrofi proprio nella zona centrale della città emiliana in questione. Sarà, ma arrivati al Teatro Storchi, in pieno centro, gli unici segni di allagamento sono le pozzanghere lungo i marciapiedi.
Lo spettacolo si chiama "Le città viste dal basso" e oltre ai Perturbazione e agli Offlaga Disco Pax è prevista la presenza di Emidio Clementi, Francesco Bianconi e Manuel Agnelli.
Entriamo e la platea è già piena, arrampichiamo le scale e conquistiamo tre posti centralissimi o quasi, in seconda balconata. Il Teatro Storchi è davvero notevole, carico di quell'atmosfera retrò da aristocrazia decaduta e un po' polverosa, stucchi dorati ma non troppo brillanti, porte che cigolano, assi che scricchiolano, che si rivelerà perfetta per la serata. Quando si spengono le luci in sala, i posti sono quasi tutti occupati. Età media poco sopra i vent'anni. Poi dicono che i giovani non vanno a teatro.
Si accende una luce gialla che illumina il posto all'estrema sinistra della prima balconata, compare Valerio Ghedini, legge un brano che parla delle città in agosto. Impossibile non pensare immediatamente ai Perturbazione.
Poi la luce si spegne e una voce fuori campo, quella inconfondibilmente radiofonica di Alessio Bertallot legge un breve e intenso brano di Giuseppe Genna. Anche questo parla di città.
Sipario.
I Perturbazione al completo appaiono sul palco, risuonano le prime note e le prime parole: "Teresa ha gli occhi secchi / e guarda verso il mare", è Rimini di Fabrizio De Andrè. Guardo M., mi sorride tra lo stupito e il raggiante. Segue Genova per voi di Paolo Conte ed è ormai chiaro che la serata sarà di quelle davvero speciali.
Tommaso, voce dei Perturbazione, ha anche il compito di intrattenitore e simil-presentatore della serata e gli riuscirà perfettamente, con quel suo modo di parlare per cui, come mi fa notare argutamente V., sembra sempre sul punto di perdere il filo del discorso, ma alla fine riesce immancabilmente ad arrivare alle conclusioni e per giunta in modo assolutamente brillante.
Il primo ospite della serata è Emidio Clementi che assieme al suo fedele basso e accompagnato dai Perturbazione suona due brani dei Massimo Volume, tra cui la bellissima Vedute dallo spazio, e legge un brano tratto dal suo libro L'ultimo dio.
Poi è la volta di Francesco Bianconi dei Baustelle. Sempre accompagnato dai Perturbazione canta Un romantico a Milano, canzone davvero stupenda, ancora inedita, che comparirà nel nuovo album "La Malavita", e Sobborghi di Piero Ciampi. Poi, sotto un accompagnamento di tastiera, legge un passo davvero duro e toccante sulla fredda indifferenza che spesso regna nelle città, tratto da La vita agra di Luciano Bianciardi.
Il sipario si chiude e Valerio Ghedini legge un brano questa volta decisamente spassoso tratto da Roma di Ugo Cornia: parla di alberi e motoseghe, di come il cervello funziona in modo diverso a seconda dei posti in cui ci si trova.
Quando il sipario si riapre sul palco ci sono i tre Offlaga Disco Pax. Suonano Tatranky, con l'ormai consueto lancio di confezioni di wafer in platea. Suonano Piccola Pietroburgo che con l'apporto dei Perturbazione esce fuori bellissima, accompagnata da una seconda chitarra e dal violoncello. E suonano l'inedita Cioccolato I.A.C.P., in una splendente versione pop-raffinata per violoncello, tasiera e chitarre.
Durante il cambio palco Valerio Ghedini ricompare al primo piano della balconata, alla sinistra del palco e legge altri due brani che parlano ancora di città, di Roma questa volta, piazza Navona per la precisione. Il secondo brano è inconfondibilmente di Tondelli, tratto da Un weekend postmoderno.
E' il momento dell'ultimo ospite atteso: Manuel Agnelli. Vederlo suonare e cantare con i Perturbazione come backing band fa un effetto un po' strano, ma alla fine L'inutilità della puntualità e Milano circonvallazione esterna escono fuori oblique e particolari, come gran parte dei suoni che sono rimbombati per il Teatro Storchi durante la serata. C'è spazio per un altra lettura di Emidio Clementi, accompagnato magistralmente alla chitarra da Manuel Agnelli, ed è il momento per i Perturbazione di tornare sul palco al completo e chiudere la serata. Suonano una versione splendida di Milano di Lucio Dalla e chiudono riprendendo il tema che ha aperto lo spettacolo e suonando l'unica canzone del loro repertorio per la serata, la più bella forse: Agosto.
Applausi scroscianti e non possono non esserci un paio di bis: ancora i Perturbazione che suonano Firenze canzone triste di Ivan Graziani e un gran finale delirante con una improvvisazione di Walk on the wild side di Lou Reed: coretto a due voci eseguito in polifonia, a luci accese, da tutta la sala e Manuel Agnelli che legge l'attacco delle strofe dalla mano di Tommaso.
Spettacolo probabilmente unico, serata nettamente memorabile.
Chi c'era giosca, chi non c'era inizi a mangiarsi le mani.


Scritto da matteb83 alle ore 14:58 || || commenti (6)
domenica, 02 ottobre 2005

Ideologia a bassa intensità

Le novità sono essenzialmente due: un neon sottile e rosso che riporta le iniziali luminose odp e un Estragon pieno o quasi.
Iniziano ad avere un certo seguito, gli Offlaga Disco Pax. Al Covo, la scorsa primavera, non eravamo certo in molti a vederli e al Baraccano, a inizio luglio, ancora meno. Venerdì sera, invece, la gente era tanta, partecipe e contenta. Sembra che chi fa buona, anzi ottima, musica alla fine riesca ad ottenere il riconoscimento che si merita. E' un'ottima notizia.
Il concerto è splendido, pieno di quell'intensità elettrica che i tre di Reggio Emilia riescono a gettare al pubblico, assieme a ciuingam al cinnamon e confezioni di wafer Tatranky.
Storie di un mondo che sembra lontano anni luce, ma che viveva, prosperava, qui, in terra emiliana, solo qualche decennio fa. Di quel mondo resta la memoria ancorata ai dettagli, all'astronave da 300 punti di Space Invaders, ai professori ultracinquantenni e ultraconservatori del liceo: sono i dettagli che fanno una storia, sono i dettagli che fanno la Storia.
Restano i ricordi accompagnati dalla giusta dose di ironia e disillusione ("non andò proprio così / ma almeno ci aveva provato"), tenera critica ad un mondo che magari non era perfetto come desiderava essere, ma era diverso. Ed era già molto. Moltissimo.
E storie di oggi, anche. Storie di un sentimento brutto e universale come l'invidia, storie di amori finiti e lontani, storie di pantofole e spazzolini. Ancora oggetti. Ancora dettagli.
E' fatto di cose piccole, il mondo degli Offlaga Disco Pax. Piccoli oggetti, piccole storie che racchiudono, senza sforzo, mondi molto più grandi dentro di loro. Mondi che dentro questi oggetti restano piegati, accartocciati, arrotolati, ben mimetizzati e che parole e musica di Offlaga Disco Pax riescono a schiudere, a srotolare, a rivelare, nella loro solida fragilità.

Scritto da matteb83 alle ore 16:28 || || commenti (1)