sabato, 30 luglio 2005

Unemployed investigator

Fa un caldo del diavolo in questo dannato ufficio. Le pale del dannato ventilatore appeso al soffitto girano al massimo della velocità possibile, cioè troppo piano. Dev'esserci qualcosa di rotto, nel dannato ventilatore, ma quel delinquente del tecnico si può scordare una mia telefonata. L'ultima volta mi ha presentato un conto da lasciarmi in mutande ed eccoli i brillanti risultati, ecco come mi ritrovo. Sudato e senza un centesimo.
Come se non bastasse quella strega ha lascito un'altra busta sotto la porta per "sollecitare il pagamento del canone d'affitto". Avesse almeno il coraggio di venirmeli a chiedere in faccia i suoi sporchi soldi.
Avrei davvero bisogno di qualche bigliettone.
Urgente bisogno.
Ma di clienti, ovviamente, nemmeno l'ombra.
Da ventisette giorni l'unica persona che entra ed esce da quella dannata porta a vetri è il sottoscritto: un po di compagnia, accompagnata da un portafoglio ben imbottito, farebbe davvero piacere.
Pare che la gente non voglia risolvere i propri problemi. I problemi seri, intendo. Ché, lo sanno, se qualcuno entra da quella porta per chiedermi di seguire la mogliettina e scoprire con chi si va a divertire nelle ore d'ufficio, invece di restarsene a casetta a fare le pulizie, be', quel qualcuno farebbe meglio a tornarsene sui propri passi il più in fretta possibile, prima che riesca a raggiungerlo e rifilargli qualche pedata ben assestata sul quel suo culone da impiegato cinquantenne.
Per queste cazzate la città è piena di sedicenti colleghi, che passano le proprie giornate a studiare le scappatelle di mogli e mariti. Non capisco con che coraggio si facciano chiamare "investigatori privati". Sono nè più nè meno che gli scagnozzi tirapiedi dei loro amichetti divorzisti, ecco cosa sono. Scagnozzi tirapiedi, altro che colleghi. Come quel Johnson, con quel suo disgustoso ufficio spazioso, le poltrone e le riviste nella sala d'aspetto. La sala d'aspetto! Ma chi cazzo si crede di essere? Un dannato dentista?
Dovrei mettere a posto lo schedario. Dovrei metterlo a posto da almeno due mesi, ma oggi proprio non ne ho voglia. Potrei almeno alzarmi e andare a chiudere l'ultimo cassetto che da giorni è rimasto aperto a metà. Ma ho già abbastanza caldo qui seduto, senza bisogno di fare altra attività fisica. Che continui pure a prendere polvere, il dannato schedario.
Dannazione.
Passi che salgono le scale.
Vuoi vedere che la vecchia si è decisa a chiedermi in faccia i soldi dell'affitto? E ora cosa mi invento? Potrei provare a farmi dare quarantott'ore e, forse, con qualche telefonata, potrei anche riuscire a raccimolare un buon anticipo sugli arretrati.
No, non può essere lei. I passi sono troppo svelti.
Non possono essere gli scagnozzi di Joe. L'ho pagato l'altro giorno, gli ho dato tutto quello che gli dovevo compresi i suoi dannati interessi. Al diavolo il dannato Joe.
E' da solo. Un uomo, un metro e settanta o poco più. Vedo la sua sagoma in contro luce attraverso la porta a vetri. Sta leggendo la targhetta con il nome, pare proprio che stia cercando il sottoscritto.
Mi sembra piuttosto mingherlino. Bene.
Bussa alla porta. Educato, cazzo.
"Avanti", dico a mezza voce.
La maniglia gira.
Vieni avanti, chiunque tu sia. Ti aspetto accarezzando la fedele calibro 38.

Scritto da matteb83 alle ore 00:19 || || commenti (2)
martedì, 26 luglio 2005

Paper wings

Sono (quasi) in vacanza. Vedo gente, faccio cose.
Archiviati gli impegni da bravo studentello universitario, oggi è iniziata l'ultima settimana di lavoro prima delle ferie. Che poi "ferie" è una parola grossa, dato che:
a) il palazzo in cui lavoro, per il mese di agosto, rimane chiuso, quindi anche se volessi continuare a lavorare (possibilità, in effetti, alquanto remota), non potrei;
b) dunque, non decido di fare le vacanze ad agosto, sono obbligato a farle in quel mese e non posso farle in nessun altro;
c) non mi pagano un centesimo e a fine agosto nessuno stipendio andrà a coprire l'enorme buco che mi ritroverò nel conto in banca, dovuto alle spese folli che ho intenzione di fare durante queste vacanze.
Ultima settimana di lavoro, quindi, e di lavoro ce n'è anche meno del solito. Quindi posso allegramente poltrire dietro alla scrivania, ingegnandomi nel trovare qualche modo per far passare il tempo: vagare per il web, scaricare musica (ma poi compro i cd originali, eh, non preoccupatevi amici finanzieri), leggere quotidiani e settimanali assortiti che per vie traverse (la cui complessita non starò qui a spiegarvi) arrivano in ufficio, leggere la posta (attività, questa, non proprio divertentissima, ma a volte arriva qualcosa di interessante), costruire aeroplanini di carta e fargli raggiungere, con il maggior numero di acrobazie possibili, la sommità del grande armadio-archivio addossato alla parete, di fronte alla mia scrivania. Una volta giunti lassù, nessuno, che non sia dotato di una buona scala ed eccelse doti di equilibrista, potrà più vederli.
Sono sempre stato un esperto nella costruzione di velivoli cartacei. Quando andavo alle elementari avevo questo preziosissimo libro che spiegava molto bene e nei dettagli come costruire aeroplanini di carta di ogni tipo, forma, colore e dimensione. Con i compagni di classe più fidati si passavano ore a studiare i disegni, a strappare fogli dai quaderni e a creare quei piccoli capolavori aerospaziali. E con gli anni non ho potuto che affinare le mie innegabili doti nel praticare questa nobile arte, che, come si può ben vedere, può tornare utile, anzi utilissima, nei momenti più disparati.
No, non preoccupatevi. Non disturbatevi. Non serve chiamare il 118. Ho solo bisogno di una buona vacanza. (E la farò. Ah, se la farò).

Scritto da matteb83 alle ore 00:25 || || commenti (4)
martedì, 19 luglio 2005

Smoke

Lei è in terrazza, seduta su una sdraio. Sgranocchia i cubetti di ghiaccio del suo bicchiere ormai vuoto, mentre legge un tascabile. Ha gli occhiali da sole, ma è solo per abitudine: la luce del tramonto è debole e presto lascerà posto ad una serata di mezza luna. Continua a leggere ancora per qualche minuto, stringendo gli occhi per la poca luce, poi si decide a rientrare in casa. Allunga la mano verso il tavolino e prende il segnalibro. Lo ripone tra le pagine, facendo attenzione che il bordo inferiore della striscia di cartoncino colrato indichi con esattezza la riga in cui si è fermata. Smalto trasparente e dita sottili.
Lui non c'è, è via per lavoro. Lui non c'è mai. E' sempre via per lavoro. E a lei ormai poco importa dove sia, cosa faccia, con chi sia. In realtà, non sa dire se davvero non le importa o se sta cercando di convincersi che sia così. Del resto, se sta cercando di convincersene, ci sta riuscendo benissimo. Rientra in casa e lascia aperta la porta a vetri scorrevole: fuori c'è un vento fresco e leggero e non le dispiacerebbe se un po' di quell'aria entrasse a ravvivare il vuoto della sala. Non le dispiacerebbe neanche se entrasse una tromba d'aria e se la portasse via, quella casa pesante e ingombrante, piena di oggetti ormai inutili e vuoti. Come in quel vecchio film, Il mago di Oz: quella non era proprio una fattoria, ma per una volta il tornado avrebbe potuto fare un'eccezione. E poi aveva sempre desiderato quelle scarpette rosse.
Si accende una sigaretta, prende in mano il posacenere e resta in piedi vicino al tavolo a fumare. Le pale del ventilatore diradano le piccole nuvole bianche che sbuffano dalla sua bocca. Le vede allungarsi, dividersi e poi, catturate dalla corrente d'aria che entra dalla porta a vetri, le vede dissolversi e svanire nel nulla. Forse vanno verso il cielo, forse attraversano il giardino e vanno in città, forse sono dirette molto più lontano. E anche lei, in quel momento, vorrebbe riuscire a scomparire, a non farsi più trovare da nessuno, da lui, ma soprattutto da se stessa.

Scritto da matteb83 alle ore 01:25 || || commenti (4)
martedì, 12 luglio 2005

All in a day

E' pomeriggio e sono al lavoro.
In teoria, dovrei passare le prossime, umh, due ore a cercare indirizzi di istituzioni assortite sparse per tutta Italia e comporli, in seguito, in tante simpatiche etichette. Eccitante.
In pratica, non ne ho nessuna voglia.
Ho letto un po' del nuovo numero di Losing Today (non male la nuova veste grafica), il pezzo sugli Offlaga Disco Pax, quello sui Dinosaur Jr. e qualche recensione (mi incuriosiscono i Bikini The Cat). Ma ne ho già abbastanza.
Potrei leggere un racconto del buon Carver, ma non sono dell'umore giusto e non me lo gusterei come si deve. Magari lo leggo dopo: tornando a casa passo dai Giardini Margherita e mi siedo sul prato, libro in mano, la schiena appoggiata al tronco di un qualche albero nelle vicinanze.
Di studiare nanche se ne parla.
Sulla serranda dell'edicola giù in strada campeggia un cartello enorme con una scritta: "SIAMO DI FRONTE". E in effetti l'edicola ha riaperto dall'altra parte della strada. Nuova, rossa, lucida, ottagonale, con piccolo spazio espositivo all'interno, utile anche come rifugio in caso di pioggia (utile poi fino a un certo punto, dato che tutto attorno è pieno di portici). Preferivo di gran lunga quella di prima, l'edicola dove ora campeggia il misero cartello di cartone: c'era più spazio per i fumetti.
Questa mattina, mentre passavo in bici, ho visto un distinto signore con un binocolo di precisione (di quelli con le lenti arancioni) che guardava verso le finestre del tribunale: ornitologo studioso di piccioni o spia internazionale? Il dubbio mi attanaglia.
Per fortuna ho comprato l'ennesimo volume di Peanuts, "C'era una volta, Charlie Brown!", con le prime versioni dei personaggi creati da Schulz. Io adoro i Peanuts. Ora me lo leggo.


Scritto da matteb83 alle ore 15:47 || || commenti (1)
lunedì, 11 luglio 2005

Holiday

Le mie vacanze estive sono iniziate martedì scorso, 5 luglio. Intorno alle 10,30 uscivo da Strada Maggiore 45 e dirigevo, finalmente spensierato, verso l'inossidabile coppia Asinelli-Garisenda. Sul libretto universitario brillava di luce propria quella scritta, "ventotto", che segnava l'abbandono, per un paio di lunghissimi mesi, di qualsiasi attività di studio.
Un'ora dopo ero seduto davanti a un computer dalle parti di via Zamboni e avevo appena scoperto che le mie vacanze estive, appena iniziate, erano anche già finite. I risultati dell'esame dato a fine giugno parlavano chiaro: da ridare. E la data dell'appello più vicino, scoprivo imprecando e maltrattando il povero mouse, era venerdì 15 luglio.
Si informa, dunque, la gentile clientela che le vacanze ricominciano, definitivamente questa volta, tra quattro giorni, alle ore 13,00 o giù di lì (e con esse, si spera, gli aggiornamenti su questo blog saranno nettamente più frequenti).
Però, va detto, quell'ora di prologo è stata tutto sommato piacevole.


Scritto da matteb83 alle ore 15:00 || || commenti (4)