giovedì, 30 giugno 2005

Easy/Lucky/Free

Andare ai concerti degli artisti solisti nasconde molto spesso un'incognita: chi ci sarà sul palco? Sarà un set in solitaria, voce e chitarra? Oppure l'artista sarà accompagnato/a da una band? E questa band come sarà? Una line up essenziale, chitarra, basso e batteria? Tastiera? Ci saranno parti campionate o sarà tutto suonato dal vivo? Con alcuni nomi è abbastanza facile farsi un'idea di quanti e quali strumenti si troveranno sul palco, con Bright Eyes no. Per qual che ne sapevo, non mi sarei stupito nel trovare sul palco di Piazza Castello, a Ferrara (gratis!), Conor Oberst da solo con una chitarra e magari un sequencer e una tastiera. Ma il minimalismo non è stata decisamente la scelta di Bright Eyes per la serata.
Basso, due batterie, due tastiere, due o tre chitarre, violino, violoncello, una tromba che spunta fuori ogni tanto e un numero imprecisato diavolerie elettroniche assortite. In tutto, nove-dieci persone sul palco. Ecco, un tale dispiegamento di forze proprio non me l'aspettavo.
In più, sul fondo del palco campeggiano due teloni per la proiezione di animazioni e visuals.
Sono sempre più perplesso.
Da bravo ascoltatore di musica pènk sono solito bollare queste cose come "inutili americanate che servono a distrarre dalla pochezza della musica proposta". Certo, non è sempre così e la musica di Bright Eyes non è in alcun modo associabile con il termine "pochezza", ma la mia reazione istintiva davanti a strutture così imponenti è quasi sempre negativa.
E invece ci ho messo davvero poco a ricredermi, il tempo di una o due canzoni. Le animazioni proiettate erano piacevoli, azzeccate e spesso divertenti, mai fuori luogo. Ma soprattutto i musicisti sul palco erano perfetti e le canzoni erano dense e intense, probabilmente più che su disco. Anzi, forse anche troppo dense e intense per finire su disco in quella veste. Gli arrangiamenti erano adattati in modo preciso per il momento del live e ascoltare due volte di seguito una canzone riproposta in quella veste credo che risulterebbe davvero difficile, proprio per la troppa densità dei suoni. E' davvero difficile descrivere la sensazione di pienezza del suono che usciva da tutti quegli strumenti suonati sul palco. Conor Oberst, poi, non si è certo risparmiato, alternndosi tra chitarra e tastiera, con un cantato sempre perfetto e intenso quanto gli arrangiamenti, anche qui più forte che su disco.
Non so, sarà che mi aspettavo qualcosa di molto diverso, ma questo concerto mi ha lasciato davvero esterefatto, incantato e sazio di suoni ed emozioni. Come quando una notizia inaspettata è talmente piacevole che non sai cosa dire, perché in fondo non c'è più niente da dire e tutto il resto diventa improvvisamente irrilevante e potresti restartene per tutta la vita con quel sorriso ebete stampato in faccia e.
Ho passato la giornata a riascoltare "I'm wide awake, it's morning" e "Digital ash in a digital urn" e ancora non riesco a smettere.

Scritto da matteb83 alle ore 23:34 || || commenti (3)
martedì, 28 giugno 2005

The diamond sea

Da grande voglio le camicie come quelle di Lee Ranaldo.
Per ora preferisco quelle di Thurston Moore.
Ma per le grandi occasioni è Jim O'Rourke ad avere l'abbigliamento giusto.
E per la propria eventuale consorte sarebbe d'obbligo il vestito rosso che sfoggia Kim Gordon nel booklet di "Washing machine".
Steve Shelley, invece, sembra il Doc. Octopus disegnato da Steve Ditko.
Fa un caldo pazzesco qui in Piazza Castello. Ed essere in sesta fila con qualche centinaio di persone attorno, certo non aiuta a respirare.
Non c'è storia: i Sonic Youth spaccano il culo a chiunque.
E pensare che c'è chi sostiene che il Rock n' Roll è morto. Mah.
Tre chitarre, basso e batteria.
La tensione è sempre altissima, e quando il crescendo esplode puoi sentire l'adrenalina che accelera i battiti del cuore e ti impedisce di restare fermo.
Una canzone dopo l'altra. Tutte incredibilmente belle, incredibilmente intense, incredibilmente piene.
E dieci minuti di distorsioni sul finale.
Jim O'Rourke frusta la chitarra con una stringa di metallo.
Steve Shelley sbatte oggetti a caso sulla batteria.
Thurston Moore, Lee Ranaldo e Kim Gordon volteggiano gli strumenti in aria, sopra la testa, dietro la schiena, per terra, contro gli amplificatori.
Feedback elettrico.
Dove comincia il suono e finisce il rumore?
Dove comincia il rumore e finisce il suono?
C'è vita sugli altri pianeti?
Applausi.
So-nic-Youth!
So-nic-Youth!
So-nic-Youth!
So-nic-Youth!
Cazzo, che spettacolo di concerto.


Scritto da matteb83 alle ore 12:23 || || commenti (2)
domenica, 26 giugno 2005

Follow your heart

Sul tavolo un pacchetto di sigarette e due lattine di Tuborg, vuote. Dallo stereo esce rock-blues sudicio, voce ruvida e assoli disperati e lunghissimi, ipnotici. La funzione "Repeat: All" campeggia da tempo sul display.
La casa è buia, le finestre aperte per provare a scofiggere il caldo almeno in queste ore notturne. L'unico bagliore visibile proviene dallo schermo del computer e la terza lattina di Tuborg, piena a metà, è appoggiata a fianco della tastiera. Le dita corrono veloci sui tasti, trascinate dalla musica acida, dall'aria finalmente fresca e dall'alcool che circola assieme al sangue. Poco è lo spazio lasciato al pensiero.
Molti sono fuori chissà dove, altri sono fuori e so dove, altri invece sono a casa, chi a dormire tranquillo, chi con qualche pensiero per la testa. Il periodo è quello in cui i coetanei, o quasi, si trovano persi nel limbo tra gli ultimi impegni d'anno scolastico/accademico/lavorativo e il pensiero delle vacanze in arrivo. Per il sottoscritto c'è da penare ancora per un paio di settimane o forse anche meno e poi, lavoro permettendo, ci si può anche considerare ufficialmente nullafacenti, almeno fino al prossimo settembre. Anche se il sottoscritto sa bene che la condizione di nullafacente riesce a sopportarla per non più di qualche ora, prima che arrivi l'inisorabile e dannata/benedetta necessità di realizzare qualche cosa di concreto, che sia tagliare un prato o scrivere la sceneggiaura di un lungometraggio di cappa e spada.
Ci sono minuti in cui tutto sembra sotto controllo e altri in cui l'incertezza è totale e il panico sembra incombere sulla sanità mentale. E in questi casi possedere una "Quo Vadis" con serissima copertina nera potrebbe risultare più che inutile. A volte è inquietante considerare che si riesce ad essere completamente sereni senza l'aiuto di nessuno.
Ed ora che anche la terza Tuborg è finita (e duole constatare che non basta consigliare alla propria madre "compra la birra con la lattina verde" per sperare di trovarsi qualche Becks in frigo), non resta che aspettare che Soulseek faccia presto a scaricare il pezzo dei Social Distortion, per potersi augurare un'altra solitaria buona notte.

Scritto da matteb83 alle ore 02:02 || || commenti (2)
giovedì, 23 giugno 2005

Here

E sono passati parecchi giorni dall'ultima volta. E di cose da raccontare ne avrei parecchie. Potrei parlare dei due esami dati negli ultimi quindici giorni, di come il primo sia andato anche meglio del previsto e di come il secondo, dato questa mattina, prefiguri un esito più che incerto. Oppure potrei fare un resoconto del viaggio fatto domenica scorsa attraverso mezza provincia bolognese, fotografando paesini e chiesette sperdute in mezzo ai campi di grano. Potrei raccontare di serate chiacchere-birra-chitarra. Potrei inveire su come ieri sera, a causa dell'esame di cui sopra, mi sia perso il concerto di Beck a Ferrara, che ovviamente, stando a fonti autorevoli, pare sia stato favoloso. Non faro nulla di tutto questo. Non ora, almeno. Non racconterò nè le serate passate a casa a scrivere e a studiare, nè dirò quanto sia stato bello rivedere "Eternal sunshine of the spotless mind", comprato finalmente il DVD.
Per ora mi accontento di tornare su queste pagine elettroniche. Mi sono mancate.

Scritto da matteb83 alle ore 23:04 || || commenti
lunedì, 13 giugno 2005

Ma si sentono meglio

Dentro alla scuola media in cui ha sede il mio seggio elettorale incontro: due poliziotti appoggiati al muro vicino all'ingresso che parlano di calciomercato, una signora anziana che mi precede di qualche metro lungo il corridoio e una famiglia, marito, moglie e due figli piccoli, che cammina compatta verso l'uscita. Nessun altro. Certo, è domenica mattina ed è da poco passato mezzogiorno e c'è tempo fino a domani pomeriggio, ma l'impatto non è per niente incoraggiante. Sicuramente non mi aspettavo code chilometriche all'ingresso dei seggi, nè risse per stabilire chi avesse diritto a votare per primo, ma qualche persona in più speravo di vederla.
Nel tragitto per raggiungere la sede elettorale, poco prima di arrivare, sono passato davanti ad una chiesa, la messa delle undici o forse delle undici e mezza era appena finita e la gente si stava riversando sul piazzale. D'istinto avrei voluto avvicinarmi e, fingendo di aspettare qualcuno, fermarmi lì davanti con la tessera elettorale ben in vista. Poi ho preferito risparmiarmi la dose di occhiate storte e commenti maligni che avrei sicuramente ricevuto. Ho continuato a camminare verso il seggio canticchiando "Quelli che benpensano" del buon Frankie Hi-Nrg Mc. Chissà perché mi è venuta in mente proprio quella canzone?

Scritto da matteb83 alle ore 00:49 || || commenti (3)