martedì, 26 aprile 2005
Stray on free
"Siamo tutti figli di una mondina e di un partigiano", dice Stefano "Cisco" Bellotti, cantante dei Modena City Ramblers, dal palco montato in Piazza Maggiore, durante il concerto per i sessant'anni della liberazione di Bologna dal nazifascismo, giovedì scorso.
Quattro giorni dopo, 25 aprile, come tutti gli anni, dirigo verso Piazza Nettuno per il mio piccolo, personale rito laico e civile.
Sono da poco passate le sette di sera e l'aria che si incanala tra i palazzi e le vetrine chic di Via D'Azeglio è più fredda di quello che mi aspettavo: chiudo la zip della felpa, mi stringo addosso la sottile giacca militare. Il lettore mp3 passa "The mariner's revenge song" dei Decemberist e concludo che quest'aria pungente è in effetti molto simile a quella che si sente nel porto di Genova o in quello di Cardiff.
In Piazza Nettuno, lungo le mura di Palazzo D'Accursio, il palazzo del Comune, c'è il sacrario dei caduti partigiani. Mi fermo di fronte alle centinaia di foto in bianco e nero, foto di persone uccise dai nazifascisti, morte per liberare questa Città e questo Paese. Chiamatela, se volete, preghiera, ma il mio è più un ringraziamento: abbraccio con lo sguardo le immagini di tutti questi volti e a loro devo la mia libertà, la mia vita anche, e mi chiedo se anch'io avrei fatto lo stesso, se avrei avuto il coraggio di scappare sulle colline o nelle pianure con un fucile sottobraccio, se avrei avuto abbastanza coraggio per combattere in campo aperto contro i tedeschi a Porta Lame. Forse sì, mi rispondo, ma non ne sono poi così sicuro.
Quattro giorni dopo, 25 aprile, come tutti gli anni, dirigo verso Piazza Nettuno per il mio piccolo, personale rito laico e civile.
Sono da poco passate le sette di sera e l'aria che si incanala tra i palazzi e le vetrine chic di Via D'Azeglio è più fredda di quello che mi aspettavo: chiudo la zip della felpa, mi stringo addosso la sottile giacca militare. Il lettore mp3 passa "The mariner's revenge song" dei Decemberist e concludo che quest'aria pungente è in effetti molto simile a quella che si sente nel porto di Genova o in quello di Cardiff.In Piazza Nettuno, lungo le mura di Palazzo D'Accursio, il palazzo del Comune, c'è il sacrario dei caduti partigiani. Mi fermo di fronte alle centinaia di foto in bianco e nero, foto di persone uccise dai nazifascisti, morte per liberare questa Città e questo Paese. Chiamatela, se volete, preghiera, ma il mio è più un ringraziamento: abbraccio con lo sguardo le immagini di tutti questi volti e a loro devo la mia libertà, la mia vita anche, e mi chiedo se anch'io avrei fatto lo stesso, se avrei avuto il coraggio di scappare sulle colline o nelle pianure con un fucile sottobraccio, se avrei avuto abbastanza coraggio per combattere in campo aperto contro i tedeschi a Porta Lame. Forse sì, mi rispondo, ma non ne sono poi così sicuro.
Scritto da matteb83 alle ore 13:08 || || commenti (2)


A volte ci riuscivi, a volte, lo ammetto, risultavi fastidioso, ed era forte l'istinto di spegnere il computer e rifiutare la compagnia spensierata che mi offrivi. Ma la tua costanza, la tua perseveranza, la tua coerenza alla fine ti hanno premiato ed era spesso a malincuore che approvavo le tue partenze per i week-end, vedendoti già pronto a partire con la valigia appoggiata alla tua destra: sapevo che in quei fine settimana non avrei avuto abbastanza tempo per occuparmi di te e per non rischiare di trascurarti preferivo lasciarti andare, con la certezza di ritrovarti, sempre sorridente, il lunedì successivo. Mi facevi sempre tante domande, eri pieno di curiosità e a volte, per colpa della stanchezza, ti ho anche risposto male, scusami, davvero non volevo sfogarmi su di te, sono stati solo momenti di stupida debolezza.
Ieri pomeriggio hai fatto la tua apparizione in dipartimento dieci minuti prima dell'inizio dell'esame, sei entrato nella solita, piccola, aula D, hai salutato chi c'era da salutare, hai puntato un posto quasi strategico, esterno, in terza fila, hai appoggiato la giacca e la borsa e lì ti sei seduto. Ti sei rialzato immediatamente, di scatto, d'istinto. Sei andato a prendere il tuo classico caffè-lungo-senza-zucchero alla macchinetta. Cazzo. La solita agitazione pre-esame che ti assale. Pensi a un modo per fare passare in fretta questi dieci minuti. Spostare avanti le lancette dell'orologio non servirebbe a molto. Dovresti spostare avanti le lancette di tutti gli orologi, il che, pensi, non è impresa facile. In effetti però basterebbe mandare avanti gli orologi di tutti i presenti in dipartimento, anzi forse basterebbe mandare avanti solo l'orologio della prof. Ma che fine ha fatto la prof? Perché non arriva? Rientri. Tutti stanno leggendo libri e bigliettini, e stanno ripetendo argomenti e concetti di cui non hai mai sentito parlare. Torni fuori di corsa. Finisci l'ultimo sorso di caffè amaro, butti il bicchiere vuoto nel cestino. Mediti se sia il caso di prenderne un altro. Decidi che per ora sei già abbastanza agitato, la cosa migliore che puoi fare è startene tranquillo e cercare di non pensare a niente. Ti siedi su un gradino davanti all'ingresso dell'aula A, guardi le nuvole che girano in cielo.
sarà lo sgranchirsi le gambe sui pedali della bici, dopo ore passare seduti su piatte sedie scolastiche, sarà il rumore della ghiaia sotto le ruote, lungo il sentiero che porta all'uscita, oppure sarà lo sgusciare per via Saragozza, sarà l'affrontare i viali in salita, tra semafori e tombini, fino a Porta San Donato, sarà lo spingere sui pedali in discesa e prendere velocità, schivando automobilisti incompetenti, fino a Porta Castiglione, sarà l'attraversare i Giardini Margherita, unica bicicletta nell'ora di punta per jogging, stretching e ginnastica assortita, sarà forse il viaggiare tra le strette stradine interne, raccordate da curve a novanta gradi e da percorrere rigorosamente contromano, saranno tutte queste cose e, non so, forse anche altre che mi fanno sorridere mentre apro la porta di casa e lancio, balistico, la borsa sul divano.